Coaching dai bambini
E' naturale per la maggior parte dei genitori mettere in conto che i propri figli debbano fare le proprie esperienze, a costo di qualche piccolo rischio controllato e, a volte, di qualche graffio.
Quando un bambino è piccolissimo, proprio nel periodo in cui inizia a camminare... si incentiva ad esplorare e sperimentare, con il controllo vigile dei genitori, cosa fa male e cosa no.
Il bambino impara cadendo che gli spigoli possono essere dolorosi, che il fuoco scotta, che non si passa attraverso i vetri... ;) (a me è successo da piccolo, con il triciclo volevo assolutamente passare dall'altra parte del terrazzo sifdando il vetro che mi separava dalla veranda )
E i genitori sanno che il bambino DEVE avere quelle esperienze... ovviamente stanno attenti che non succeda niente di male... Ma quando accade lo considerano un passaggio importante della crescita del bambino.
E mettono in conto un piccolo rischio per il fatto che il bambino cresca ed impari ad essere una persona normale: andrà a scuola, giocherà nel cortile a pallone con altri bambini, andrà all'università.
Quel rischio - ovviamente calcolato - per un bimbo è messo in conto come qualcosa di necessario per la crescita. E' così che deve essere.
Ad un certo punto le persone diventano adulte e ... smettono di rischiare, per sè e per gli altri.
Conosco persone che da quando hanno finito le scuole medie hanno semplicemente smesso di evolversi: conoscono le stesse cose, hanno gli stessi pensieri, la vedono su tutto come 30 anni prima. Hanno esattamente la stessa mappa del mondo di allora, l'hanno tenuta immobile con una dedizione assoluta e anzi si oppongono a qualsiasi evidenza che gli faccia notare che nel frattempo il mondo è cambiato.
Hanno deciso che non vogliono più fare l'esperienza di provare che il fuoco scotta, e per questo si tengono lontano da qualsiasi luogo in cui il fuoco è presente.
E ci sono due o tre punti interessanti secondo me:
il primo è che quello che le persone sono disposte a fare per far crescere i propri figli a costo di vederli farsi male spesso non sono disposti a farlo per sè. Sanno che è giusto che il piccolo cresca a costo di qualche graffio sulle ginocchia, quando hanno già deciso di smettere di crescere loro.
L'altro è che è considerato assolutamente normale per un bimbo correre qualche rischio per evolevere fino al punto di essere una persona 'normale' e socialmente inserita nel proprio ambiente... un bimbo sano, che vive la sua vita di bimbo come ci si aspetta che la viva.
Ed è naturale per il bimbo stesso vivere quelle esperienze di conoscenza. E infatti, quando 'scopre il mondo' in questa maniera... piange a dirotto all'improvviso e magari il pianto dura dieci minuti... ma un attimo dopo è di nuovo a giocare senza più all'accaduto. E per lui ogni giorno è nuovo e divertente, mentre impara quello che può fare e quello che è pericoloso.
E questo per me porta ad una sola domanda:
quale è il punto per cui PER TE è giusto smettere di rischiare, anche solo un pò?
In cui il senso di sicurezza supera l'esigenza di esplorare un altro pò il mondo?
Alla prossima!
Simone



