'La funzione mantiene la struttura' (Somatics, Thomas Hanna)
Richard Bandler, uno dei co-creatori della Programmazione Neuro-Linguistica (conosciuta anche come PNL o NLP), si è spesso riferito parlando della sua 'creazione' come ad una attitudine e una metodologia. La metodologia è la capacità di modellare mentre l'attitudine è il partire dal presupposto che 'ogni cosa è possibile'.
Roye Fraser, che ha lavorato a lungo con Richard Bandler nei primi anni in cui stava sviluppando la PNL, è uno degli studiosi che hanno mantenuto intatta questa attitudine di possibilità dei primi scritti e insegnamenti della PNL.
In particolare Roye Fraser fu una della prime persone nell'ambito della PNL ad osservare come le persone si organizzano internamente e come riescono (o non riescono) a funzionare in maniera efficace. Egli iniziò ad esplorare le traiettorie e gli schemi sui quali le persone modellano se stessi, intorno ai quali prendono decisioni e secondo i quali agiscono. Il suo modello fu chiamato da lui 'Generative Imprint™ Model'.
Il Generative Imprint™ è un modo in cui ciascuno 'è' nel mondo in un modo assolutamente unico, un modo di essere strutturalmente ben-formato, che rende semplice 'funzionare' e permette ad una persona di sapere quale è il proprio posto nell'universo mentre si allinea con il proprio scopo e genera un grande senso di prontezza e di possibilità.
Successivamente Joseph Riggio, uno degli studenti più assidui di Roye Fraser, partendo dai suoi insegnamenti dopo anni di studio ha elaborato il Mythoself Process.
Cosa c'è di nuovo in questo approccio generativo e nel Coaching Evolutivo?
Una delle cose che più sorprendono le persone che entrano in contatto la prima volta con il Coaching Evolutivo è la sua attitudine a metterli di nuovo in linea con ciò che è possibile, e questo secondo me lo differenzia da molti altri modelli di cambiamento e trasformazione personale.
Nell'audio che puoi ascoltare premendo sul tasto 'play' qui sotto parlo più in dettaglio dell'approccio che seguo nel mio lavoro