Mythoself
Volo
Scritto da Simone Mer, 03/17/2010 - 08:14.Da quando ne ho fatto uno, mi piace molto l'idea del volo in mongolfiera. E' la metafora perfetta di come si possa vivere con un pieno senso di libertà e come spesso non sia importante 'quanto' fai ma semplicemente quello che fai. E di come in una attività apparentemente passiva come quella di essere portatati dal vento possa esserci molto di più.
E in questo senso, volare in mongolfiera è la metafora perfetta di come è per me la vita ideale ed il lavoro ideale.
Perchè per ottenere la forza necessaria per sollevarsi da terra serve qualcosa di leggero, di ancora più leggero dell'aria intorno.
Mi piace l'idea di poter osservare tutto dall'alto, in silenzio. A volte si capiscono molte cose in quella condizione.
Perchè in mongolfiera, come nella vita, può succedere di andare in direzioni assolutamente impreviste: vuoi andare in una direzione, ma i venti ti spingono in un'altra. E fino a quando cerchi di andare esattamente nella direzione contraria al vento, l'esperienza potrebbe non essere delle più esaltanti :)
Mi piace l'idea che se devi girare non puoi semplicemente 'girare' :) Devi prima comprendere che l'atmosfera è fatta di vari e distinti strati di vento che va, in ogni strato, in una direzione diversa. E se vuoi cambiare la tua direzione devi cambiare altitudine. Elevarti un pò.
Mi piace l'idea di dovere essere pesante, o leggero a seconda della situazione e della direzione in cui vuoi andare.
Hai una zavorra: E quando sganci la zavorra fuori bordo, prendi quota. Sabbia, acqua, tutto l'equipaggiamento di cui non hai più bisogno. Penso che nella vita debba essere esattamente così.
E mi piace, finalmente, l'idea di tornare, finalmente, a terra riavvicinarmi ai suoni agli odori alle parole avendo avuto per un pò una prospettiva diversa. E con una comprensione nuova.
Buona giornata! :)
E... aspetto i tuoi commenti qui sotto.
Alla prossima

Simone Pacchiele
Curiosità
Scritto da Simone Sab, 03/06/2010 - 00:52.L'argomento di cui mi occupo nel post di oggi è la curiosità, e di come può NON essere sempre utile dalla prospettiva dell'evoluzione personale.
Hai mai pensato a quanto la curiosità sia sopravvalutata? Dal mio punto di vista a volte è una delle prima cause di distrazione in un mondo saturo di informazione.
E nota che non trovo niente di sbagliato nel fatto di essere curiosi... Quando eri bambino eri curioso, volevi conoscere il mondo, ed ovviamente era giusto che fosse così a quella età.
Quello di cui ti sto parlando è semplicemente un utilizzo corretto della curiosità. A cosa serve essere curiosi? E soprattutto, a cosa NON serve?
Quando parlo di curiosità intendo soprattutto un processo mentale... intendo un desiderio di accumulare nuove informazioni, di elaborare un modello di riferimento che la nostra mente può usare per orientarsi meglio nel mondo.
Ed essere curioso può aiutarti moltissimo quando vuoi diventare esperto in un settore o imparare da zero una nuova disciplina.
Semplicemente, può iniziare a non essere più tanto utile quando ti spinge ad accumulare informazioni che per te non hanno nessuna utilità, e che in quel momento diventano una fonte di distrazione. Che ti appesantiscono e ti impediscono di portare l'attenzione su ciò che davvero vuoi.
Quello che secondo me è utile è rendere uno stato presente il più possibile al posto di essere curiosi è essere stato in uno stato di meraviglia.
E infatti mentre la curiosità è presente a livello mentale, essere in uno stato di meraviglia e di sorpresa esiste soprattutto a livello somatico.
Meravigliarsi ti permette di 'vedere' con il corpo, di aprirti e di diventare ricettivo... di notare tutti i segnali che ti arrivano dall'esterno e allo stesso tempo di prenderli per quello che sono, senza interpretarli. E di rispondere in maniera naturale ad essi.
E' un pò come quando vivi in città e ti trovi una sera d'estate in collina, di notte in un posto senza luci e... alzi gli occhi al cielo.
Tutte quelle stelle, all'improvviso, che sembrano caderti addosso, e i sensi sembrano espandersi e abbracciare ogni cosa intorno.
Quindi il consiglio che ti do è: invece di essere curioso e di voler sapere cose nuove, prova a meravigliarti. :)
Riesci a pensare a TRE momenti in cui ti sei 'meravigliato'?
E... aspetto i tuoi commenti qui sotto.
Alla prossima

Simone Pacchiele
I segnali onesti
Scritto da Simone Lun, 02/15/2010 - 00:19.Un gruppo di ricercatori ha seguito dei manager nel corso di una cena, dopo aver loro fornito dei sensori che registrassero alcuni segnali somatici di tutte le interazioni - tono della voce gesti, vicinanza agli altri ed altri - nel corso dell'intera serata. Cinque giorni dopo gli stessi manager avrebbero dovuto presentare dei progetti ad una giuria che decidesse quale fosse il migliore tra questi. I ricercatori che li avevano 'studiati' in precedenza alla cena, senza neanche ascoltare la presentazione dei progetti dei diversi manager, hanno predetto chi avrebbe vinto la gara, e lo hanno fatto solo utilizzando i dati raccolti alla alla cena.
La ricerca è stata verificata con altri esperimenti, e questa specie di segnali si è dimostrata capace di predire l'esito di eventi in casi del genere l'87% delle volte.
Questi segnali vengono chiamati i 'segnali onesti', quei segnali non verbali che le specie 'evolute' come l'uomo utilizzano inconsapevolmente per coordinarsi.
Gli uomini e le specie più evolute usano una enorme quantità di segnali diversi, ma i 'segnali onesti' sono speciali perchè causano un cambiamento in chi riceve il segnale.
In qualche modo...sono delle funzioni biologiche che trasferiscono le informazioni sullo stato d'animo di chi sta comunicando. Se sei felice, questa cosa arriva direttamente alle persone con cui parli in quel momento, e si propaga all'interno del gruppo in cui stiamo operando.
Quello che è emerso è anche il fatto che le persone che hanno più successo sono quelle che trasmettono più 'energia'. Parlano di più, ma ascoltano anche di più. Passano più tempo a parlare faccia a faccia con gli altri. Estraggono dei segnali dagli altri, e li conducono ad una posizione in cui sono più aperti.
Ma la cosa interessante è che le persone che hanno più successo non lo sono perchè proiettano all'esterno delle cose, ma per quello che riescono a far emergere dalle persone. E più persone del genere ci sono in un gruppo, sia esso un ufficio, una squadra di lavoro, un gruppo di amici, migliori sono le performance del gruppo.
Ed è esattamente quello che succede quando lavoro con musicisti, sportivi o manager con il modello di coaching che utilizzo inevitabilmente quello che succede è proprio questo: che le performance, e lo stato, e la posizione, delle persone con cui lavoro si propaga nel gruppo all'interno del quale queste persone si trovano ad operare.
Non solo suona meglio il musicista, ma tutta l'orchestra da camera di cui fa parte.
Non solo gioca meglio il giocatore della squadra, ma tutta la squadra in cui gioca che inizia in qualche modo a organizzarsi intorno a lui.
Non prende decisioni migliori il manager ma, ovviamente, tutte le persone che lavorano e anche che entrano in contatto con lui.
Alla prossima

Simone Pacchiele
Quanto sei al meglio (e quanto lo sono i tuoi obiettivi)?
Scritto da Simone Ven, 01/29/2010 - 16:26.Nel momento in cui scrivo siamo nel primo mese del nuovo anno.
E avrai già sentito decine di persone parlare dei propri obiettivi.
Nel lavoro che faccio a volte e' evidente che la ragione principale per cui le
Specifica: l'obiettivo e' chiaro?
Raggiungibile: è nel campo delle possibilità umane?
E l'attenzione a questi particolari e' NECESSARIA a volte, ed allo stesso tempo
Dal mio punto di vista, preferisco lavorare piuttosto che su obiettivi, su una
Ed una direzione e' risonante ed eccitante quando esprime totalmente chi sei.
Quale e' la direzione che ti fa essere in questo modo?
Alla prossima

Simone Pacchiele
The Secret, quello vero
Scritto da Simone Ven, 06/19/2009 - 10:20.Stamattina mi ha chiamato al telefono una persona per avere informazioni su come iniziare a fare alcune sessioni di coaching... la conversazione è andata avanti per qualche minuto... poi la persona (ciao Roberto :) mi ha interrotto e d'un tratto mi ha chiesto cosa ne pensassi di 'The Secret', il 'famoso' video sulla legge di attrazione, il manifesting, la visualizzazione creativa e cose simili. E non ce l'ho fatta :)
Non è che io non creda al manifesting o alla legge di attrazione... anzi penso che siano, entro certi limiti di buon senso pratico, principi decisamente funzionali per orientare le persone in una determinata direzione. E so che spesso funzionano.
Però in quel momento non sapevo come rispondere... :) Ho visto il DVD in questione e sinceramente mi è sembrata più un'operazione di marketing che altro.
Poi, e ancora non sapevo perchè, mi è venuta in mente l'immagine di quando - alcuni anni fa - facevo parte di una squadra di triathlon (dai quindici ai vent'anni ho fatto parte come agonista di una squadra di nuoto e poi ho iniziato ad allenarmi nel triathlon)
E ricordo gli allenamenti duri - davvero duri - a cui ci sottoponeva l'allenatore della squadra. Cinque giorni a settimana, e a volta la domenica, ci si allenava - tutti insieme - per uno o DUE allenamenti in un giorno - in due discipline separate. Poteva essere corsa e ciclismo, o nuoto e corsa - per un totale di 3 o 4 ore al giorno...
Ci si allenava con una costanza quasi militare per tutto l'autunno e l'inverno per preparare le gare estive.
E capisco che è realmente qualcosa che possono fare poche persone - era davvero un tipo di lavoro pesante E che dava i suoi risultati, anche se per me adesso sarebbe pazzesco anche solo pensare di fare qualcosa del genere :)
Però dopo un pò ho capito il motivo dell'immagine che mi era venuta in mente.
Non è il caso che anche tu ti metta a fare gare di triathlon (sebbene sia una disciplina entusiasmante, non dimenticherò mai le sensazioni di quegli anni di allenamenti e di gare :) )
L'idea alla base è che tutti - TUTTI - riceviamo per le azioni che abbiamo fatto in precedenza.
Riceviamo in base alla disciplina che ci abbiamo messo nel fare le cose. E - sinceramente - quando si parla di disciplina la maggior parte delle persone è ASSOLUTAMENTE ... priva di esperienza.
Molte persone non hanno nella loro vita quello che vogliono semplicemente perchè non fanno quello che serve per averlo. E succede che la maggior parte delle persone vive una vita che definisce piatta e noiosa. E si lamentano che la propria vita non è come vorrebbero. E che l'UNIVERSO è cattivo. E non si rendono conto che dipende tutto solamente da loro. E comprano DVD come the Secret mentre CONTINUANO a fare la stessa vita di prima. Che continua ad essere noiosa e piatta.
Vuoi sapere il vero segreto? Impegnati abbastanza a lungo perchè quello che vuoi nella tua vita diventi realtà. Smetti di fare cose inutili. Smetti di perdere tempo. Il segreto, dal mio punto di vista, è SOLO uno: ed è così ovvio che il 99% delle persone a cui verrà 'rivelato' farà finta di non sentirlo.
FAI QUELLO CHE TI PIACE FARE.
E nota che NON sto dicendo 'Fai quello che ti piace fare e la ricchezza, la fama, il successo e tutto il resto arriveranno da soli.
Fai quello che ti piace e avrai la TUA vita.
Completamente, assolutamente ed esclusivamente la TUA vita.
Non la vita di qualcun altro. Non la vita di qualcun altro con le SUE passioni, le SUE aspirazioni...
La TUA vita.
E questa risposta è MOLTO ovvia. E l'ovvio è MOLTO spesso difficile da comprendere. E da portare sempre con sè.
Fai quello che ti piace e inizia a fare delle azioni consistenti nella direzione delle tue passioni più profonde.
L'INIZIO del segreto è tutto qui :)
E... aspetto i tuoi commenti qui sotto
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Simone Pacchiele
Conosci i Depeche Mode?
Scritto da Simone Ven, 06/12/2009 - 10:00.Io no. Non li avevo mai sentiti. Non intendo che non avevo mai ascoltato la loro musica. Non sapevo proprio che esistessero. Negli ultimi, non so, vent'anni c'era gente che è andata ai loro concerti, ha comprato i loro dischi, ha fatto lunghi viaggi in macchina... ascoltando i Depeche Mode. E io non sapevo neanche che esistessero. :)
L'altro giorno una amica che sento molto spesso con cui dobbiamo fare delle cose insieme, per telefono mi dice 'no... non possiamo vederci giovedi sera, non ci sono perchè sono ad un concerto dei Depeche Mode'.
'Di chi, scusa?'
'Dei Depeche Mode, non li conosci?'
Ed i Depeche Mode hanno iniziato ad esistere per me. ANCHE per me. Un attimo prima non c'erano, il momento dopo erano li.. ad INFLUENZARE, anche se in minima parte, la mia vita :)
E a pensarci bene, è così per tantissime cose. Non solo per la musica che ascoltiamo. E' così per le persone che vediamo. Per le attività che facciamo. Per le cose che pensiamo o non pensiamo che possiamo fare. Cose semplici eh... Andare in canoa, iscriversi ad un corso di tango, iniziare a fotografare paesaggi. Cose così. Cose che sono lì a disposizione SEMPRE, e per il solo fatto di avere su un filtro che non le prevede, per noi non esistono. Nello stesso momento in cui sto scrivendo ci sono persone che vanno in canoa, che ballano il tango, che fanno fotografie. E che, magari, ascoltano i Depeche Mode. E portano lì la loro attenzione, e questa ESPERIENZA li fa sentire bene.
E tu? Che filtri hai su quello che c'è là fuori? Su quali cose porti l'attenzione? E su quali cose NON la porti?
Perchè le cose su cui porti attenzione influenzano come ti senti.
Se porti l'attenzione su quello che funzione nella tua vita, o sulle cose che ti piace fare - ti senti bene. Ed è banale detta così.
Ma questo - questa che chiamo 'posizione di possibilità' - per me è il punto di partenza ed è la base nel mio lavoro con il Mythoself quando lo utilizzo con un cliente.
Perchè? Perchè quando sei un una posizione di possibilità il tuo corpo cambia a livello chimico e si predispone, strutturalmente, per apprendere. Quando sei in una posizione di possibilità e porti l'attenzione su ciò che funziona e che ti piace nella tua vita sei 'aperto' per quello che verrà il momento dopo. E il momento dopo, e il momento dopo ancora.
Alla prossima... e aspetto i tuoi commenti qui sotto.

Simone Pacchiele
Cos'è che cambia la tua esperienza?
Scritto da Simone Mar, 06/09/2009 - 23:14.Una delle cose che da sempre mi riescono facili è usare il tocco per far stare bene le persone.
Infatti, uno dei miei primi ricordi è di me che faccio shiatsu a mia madre. Ho tre anni e vedo le mia mani sulla sua schiena.
Successivamente per tantissimo tempo ho dimenticato quella 'abilità' di ascoltare e capire e vedere con le mani e con il corpo, fino a quando dopo l'università - mentre già lavoravo da alcuni anni in un settore totalmente diverso - mi rendo conto in pochi mesi che il lavoro che stavo facendo per vivere non aveva più molto senso per me.
E... trovarsi dopo i vent'anni dopo una laurea a fare una cosa che non ti piace e NON avere la minima idea di quello che invece ti piacerebbe fare non è una cosa entusiasmante. Sembra di non avere più certezze, quelle certezze che erano lì fino a pochi giorni prima. Sembra di aver sprecato del tempo fino a quel momento. Di essere rimasti già indietro rispetto a tutti quei colleghi e quegli amici così sicuri di loro.. con una carriera già segnata, con dei piani chiari che percorreranno con sicurezza oramai dimenticata. Io attraverso queste cose ci sono passato, e so che non è il massimo.
Ti è mai capitata una cosa del genere?
E adesso? Da dove si parte?
Ne riparleremo a lungo nei prossimi articoli ed audio.. perchè è un argomento che mi interessa ed è rappresentativo della mia evoluzione personale...
E ti dirò cosa ho fatto io :)
Per ora quello che voglio dirti è semplicemente: pensa. Non fare niente. Pensa solamente.
Pensa ad una cosa che ti piace fare.
Anzi, no.
Pensa a quella cosa che ti rende unico. Una cosa che sai fare solo te. Che solo tu sai fare in quel modo lì.
Non importa se sei un avvocato e ti senti unico a progettare giardini. O a cucinare il sushi. O a fare lo skipper di barca a vela.
Cos'è che sei unico a fare, e che quando lo fai ti sembra che il tempo non esista? Sei lì, fai questa cosa e le ore passano senza che tu te ne accorga. Devono venirti a chiamare, come quando da piccolo giocavi in cortile e arrivava la sera in un attimo... :)
Cosa è che cambia la tua esperienza quando la fai?
Prenditi tutto il tempo che ti serve per rispondere a queste domande perchè possono realmente iniziare a cambiare la tua vita... :)
E... aspetto i tuoi commenti qui sotto.

Simone Pacchiele
Cosa puoi aspettarti da una sessione di ReSonance
Trovo sempre abbastanza difficile spiegare a parole quello che succede ed il tipo di trasformazione che si genera in una sessione di Mentoring ReSonance
E lo è perchè la trasformazione profonda è sempre un'esperienza ineffabile.
La trasformazione non è qualcosa di relativo a cambiare come operi o le cose che fai e non è niente di simile al cambiamento istantaneo, allo sviluppo personale, alla terapia od al coaching o con qualsiasi altra cosa anche lontanamente vicina a questi approcci.
La trasformazione ha una caratteristica particolare che la distingue: non e’ relativa al cambiamento.
Al contrario, mira a diventare senza cambiamenti, a trovare la posizione originaria dalla quale operi... la posizione che definisce chi sei, ed imparare ad essere centrati in modo risoluto in questa posizione qualsiasi cosa succeda, in ogni momento.
Non e’ sempre facile. Ma sicuramente ne vale sempre la pena, in ogni singolo secondo.
Per spiegarlo in maniera semplice... la trasformazione è ristabilire un contatto con il tuo modo di essere originario, è... letteralmente essere chi sei nel modo piu’ essenziale e primitivo.
E' ritornare al centro, e poi ripartire da lì.
In qualche modo, è relativo al lasciare andare il tuo passato e le tue interpretazioni e percezioni sul tuo passato, e simultaneamente essere consapevole ed accettarlo nella sua interezza, senza nessun giudizio. E poi semplicemente lasciarlo andare ancora completamente
Dopo di questo, la trasformazione ha a che fare con l’andare avanti, proiettandoti nel futuro, mantenendo la tua essenza ed accedendo a chi stai diventando, compiendo un passo completo verso tuo futuro e chi stai diventando. Questo e’ cio’ che definisco 'operare teleologicamente'.
Letteralmente, ciò significa permettere al tuo futuro di fornire informazioni al presente e di spingerti oltre.
Molte persone vivono basandosi sulla propria storia passata, mettendo il passato di fronte a loro e permettendo alla loro storia personale di determinare il proprio futuro... limitandosi e raccontandosi delle storie che raccontano a se stessi ed agli altri riguardanti cio’ che e’ successo, cio’ che hanno fatto e spesso... cio’ che NON hanno fatto.
Operare teleologicamente e’ relativo al riconoscere cio’ che non ancora hai fatto. Cosa c’è lì fuori davanti a te che ti aspetta. Soddisfando la bramosia di diventare cio’ che sei capace di diventare: completo e magnifico.
Questo e’ operare da una posizione totalmente diversa, tenendo intatto chi sei senza eccezioni o compromessi.
Una posizione senza compromessi dalla quale vivere ogni giorno per il resto della tua vita.
Spero che questo possa darti una idea di cosa voglio dire quando mi riferisco all’idea di trasformazione. Non ti sto chiedendo di capirlo.
Anzi quello che sto indicando spesso non puo’ essere espresso solamente con il linguaggio... quindi meglio non provarci nemmeno, a capirlo.
La trasformazione deve essere una esperienza. La devi sperimentare prima di avere anche solo una speranza di 'capire'.
E’ questo che facciamo quando operiamo con questo modello: aiutarti a fare tua questa esperienza in modo completo.
La metodologia che utilizziamo e’ chiamata Mythoself Process, un modello proprietario di lavoro con persone ed organizzazioni che ho sviluppato dai primi anni '90.
Ho lavorato utilizzando questo modello in tutto il mondo con clienti, ed insegnandolo ad altri straordinari facilitatori, trainers e coach che adesso lo utilizzano provocando enormi trasformazioni e successi con i loro clienti.
L’essenza del modello e’ basato su una serie di abilita’ molto raffinate, che servono per estrarre la singolare mitologia personale o organizzativa di ogni cliente.
La mitologia dalla quale operi determina il modo in cui vedi il mondo letteralmente il mondo che vedi e quindi le risposte che hai al mondo ed alle altre persone che ci vivono dentro.
A livello individuale, il tuo mito è conservato in maniera primaria nella posizione somatica che mantieni, si basa sul corpo e sul modo in cui esprimi te stesso attraverso il corpo, in cui ti esprimi dal punto di vista somatico.
In maniera piu’ diretta viene fuori dalle decisioni che prendi e dal modo in cui le prendi le decisioni ed e’ qui che il nostro lavoro ha il suo più profondo valore.
Una volta che hai sperimentato la vera trasformazione, le decisioni che sono in linea con te verranno facilmente e velocemente.
Svilupperai una specie di intuizione, una profonda conoscenza di cio’ che e’ giusto per te e di cio’ che non lo è.
E questa consapevolezza si estenderà alle tue relazioni con le altre persone ed avrà un effetto anche su queste sulle decisioni che prenderai se sei in una posizione di leadership all'interno di un gruppo, di un team o della organizzazione che dirigi.
Il beneficio piu’ profondo della trasformazione e’ che saprai che stai vivendo la vita che sei destinato a vivere, la vita che tu e solo tu puoi esprimere.
Preparerai le fondamenta per l’eredità che lascerai dietro di te, il segno che creerai e lascerai in questo mondo.
La trasformazione e’ creare 'futuri che funzionano'.
Passa in rassegna a tutte le risorse che hai a disposizione. Inizia la tua personale esplorazione della trasformazione. E dopo...fammi sapere quando è il momento in cui continuare questa esplorazione insieme.
Una strada per la creatività
Scritto da Simone Mar, 05/26/2009 - 09:20.'Come posso continuare a fare il lavoro che amo mantenendo allo stesso tempo una posizione non solo protettiva ma che mi permetta di mantenermi aperto alle idee?'
E ad un tratto mi è venuto da pensare all'antica Grecia, a Roma, al Medioevo. Alla Grecia soprattutto.
I Greci fondamentalmente credevano che il processo creativo fosse originato dall'intervento di uno spirito, un guardiano divino e che venisse avviato per qualche motivo a loro sconosciuto; quando un artista creava qualcosa di nuovo e di meraviglioso, c'era un demone... un daimon, che elargiva saggezza da lontano. Un Genio. Un entità che viveva (letteralmente) nei muri di casa, un pò fantasma un pò elfo, il cui compito era ispirare l'artista che doveva solo farsi mezzo operante e modellare il risultato finale di quel lavoro.
Quello che doveva fare l'artista insomma era continuare ad esercitare i suoi strumenti 'tecnici' e rimanere semplicemente aperto all'intervento di questo aiuto esterno. Altrimenti il processo creativo non sarebbe potuto realizzarsi appieno.
E TUTTI sapevano che era così che funzionava: gli artisti antichi sapevano che c'era qualcuno ad aiutarli da fuori... era 'conoscenza' comune ed infatti la creatività per moltissimo tempo è stata considerata in questo modo.
I problemi sono iniziati quando, ad un certo punto, invece che il processo creativo in sè è stato messo al centro l'individuo che realizzava l'opera, e si è iniziato a definire l'artista 'genio'. E questa non è stata una cosa molto saggia :) : permettere a qualcuno di credere che dentro di sè sia racchiusa l'essenza del mistero della creatività significa caricarlo di un peso troppo grande da sostenere per la mente umana, e crea delle aspettative enormi sulle performance. Ed è successo molto spesso che abbia distrutto parecchi artisti negli ultimi... 500 anni.
Il punto è: possiamo fare diversamente?
Dal mio punto di vista, quello che possiamo iniziare a considerare da un lato è l'imprevedibilità del processo creativo. E' una cosa che non dipende esclusivamente da noi. E' sempre stato così e gli antichi conoscevano benissimo questo processo, e non se ne preoccupavano più di tanto.
Dall'altro lato possiamo iniziare a guardare da un nuovo punto di vista il modo di essere di tutti quegli artisti che almeno una volta nella loro carriera hanno eseguito delle performance eccezionali.
Penso che a tutti sia capitato di eseguire o di assistere almeno una volta nella vita all'esecuzione di un concerto, di una danza, di una improvvisazione in cui l'artista sembrasse essere, all'improvviso, qualcun altro da lui... come un essere trascendente ATTRAVERSATO da qualcosa.
Il programma della serata è lo stesso, il concerto è quello, il luogo magari rimane quello. Eppure una sera, ad un tratto, durante la performance il tempo sembra fermarsi, e sembra che passi attraverso una specie di portale. Fai le stesse cose che hai fatto 1000 altre volte nelle ultime 100 sere ma lì, quella sera, tutto si allinea ed il risultato è la perfezione. La tua perfezione.
Quello che mi piace fare durante il coaching con i clienti è proprio questo: rendere quello stato lì, quell'allineamento apparentemente casuale la BASE di partenza di come sei... e permetterti di iniziare DA QUEL PUNTO per fare qualsiasi cosa tu voglia: suonare, cantare, danzare... o semplicemente... vivere :)
E... ho una altra domanda per te: in che modo un diverso approccio alla creatività è indispensabile anche se non sei un artista?
Alla prossima e... aspetto il tuo commento qui sotto!
Simone
Creatività e paura
Scritto da Simone Gio, 05/21/2009 - 14:12.Mi capita spesso nell'attività di coaching di lavorare con alcune persone da cui, per il lavoro che svolgono, ci si aspetta di essere 'creativi': musicisti, ballerini, qualche volta anche dei pittori. Sono tutte persone che ad un certo momento della loro carriera hanno avuto una certa dose di successo professionale. A volte hanno avuto MOLTO successo... magari in una serie di spettacoli, o per una innovazione tecnica che hanno introdotto nel loro settore, o per un talento naturale rivelatosi eccezionale sin da piccoli. Nel loro campo e nel loro ambiente, sono stati per un certo periodo, i migliori.
E TUTTE queste persone, prima o poi, mi parlano di come ad un certo punto da loro ci si aspetta una cosa cosa che loro ritengono impossibile: continuare ad avere SEMPRE lo stesso livello di successo.
Sono considerati individui geniali per la capacità di performance che hanno dimostrato avere ad un certo punto della loro carriera, e hanno paura di non riuscire a fare di meglio, a creare qualcosa che riscuota lo stesso grado di successo di quello che hanno fatto in precedenza.
Hanno paura di fare quello che sanno fare meglio.
E la cosa... da un certo punto di vista è divertente e la domanda che sto per farti potrebbe anche suonarti un pò strana:
PERCHE' essere spaventati da un lavoro che si è nati per fare?
Cosa c'è che spaventa nelle attività artistiche e creative che non si presenta negli altri lavori?
Personalmente non ho mai visto un ingegnere avere paura di non riuscire a lavorare ai livelli qualitativi a cui è abituato... o iniziare a bere o ad assumere stupefacenti per progettare un circuito elettronico innovativo. E non ho mai sentito parlare del 'blocco dell'ingegnere' :)
A volte mi sembra che sia più o meno comunemente accettata l'idea che creatività e sofferenza siano in qualche modo legate.
Sei d'accordo su questa cosa?
E come sarebbe invece sapere di avere il tuo più grande successo alle spalle e allo stesso tempo riuscire a mantenere una configurazione tale da permetterti di continuare a fare il lavoro che ami senza aspettative di avere altrettanto successo?
Come sarebbe partire OGNI VOLTA da una posizione in cui riesci a mantenere presente l'esperienza del successo che già hai e nello stesso momento a ricreare quella centratura, quella presenza e quella APERTURA che ti permette di essere al meglio e di ricreare le tue performance migliori esattamente quando vuoi?




