Il Lavoro Perfetto

Il Lavoro Perfetto

La vera liberta' e'...

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Ciao,

in questi giorni riflettevo su cos'è che intendo esattamente quando  parlo di 'lavoro perfetto'. Non è semplicemente 'fare quello che ami' o 'trasformare la  tua passione in un lavoro'.

E' molto di più:

è la libertà di farlo quando vuoi.

è la possibilità di adattare il tuo lavoro a come tu cambi nel tempo, a quello che ti interessa ora... non a quello che ti interessava 10 anni fa.

è sentirti sicuro che saprai trasformare una tua abilità in qualcosa che gli altri percepiscono come un valore.

è saper arricchire la tua vita e quella degli altri basandoti su 'chi sei tu'

è vivere bene, economicamente ed emotivamente, mentre fai tutto questo.

Questo per me è un lavoro perfetto.

E se non sai ancora qual è l'attività che ti fa essere te stesso, la  scoprirai nel corso di due giorni che terrò il 7 ed 8 maggio a Roma.

Nel workshop imparerai un modello esatto di come sia possibile per te fare avvenire tutto questo.

Se hai mai pensato qualcosa del genere:

"Quando ho iniziato a fare questo lavoro mi piaceva, ma adesso
vorrei fare qualcosa di diverso"

"Il mio lavoro mi piace ma mi prende troppo tempo"

"Faccio questo lavoro per soldi, ma il vero io è un altro"

"Questo è quello che ho trovato e devo tenermelo, di questi tempi"


Ecco... dopo il corso 'Il Lavoro Perfetto' tornerai a casa con una consapevolezza completamente diversa. E saprai come transitare in maniera veloce e semplice da dove sei ora al tuo lavoro perfetto.

Ti aspetto il 7 ed 8 maggio a Roma. Ora è il momento di iscriversi.

Ti aspetto al workshop 'Il Lavoro Perfetto'.

Simone

Cos'e' che fa la differenza?

(Clicca il tasto 'Play' per guardare il video)

E poi... iscriviti al seminario 'Il Lavoro Perfetto' 

Ti do alcune informazioni logistiche sul seminario:

Quando si terrà: l'11 e 12 marzo 2011. Entrambi i giorni gli orari sono 10-17 (con la pausa per il pranzo, ovviamente ;) )

Dove: A Salerno, presso il Grand Hotel Salerno. La sede è a 5 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria.

Il costo: 287 euro per entrambe le giornate. Se partecipi anche al Coaching Day del 13 marzo il prezzo per tutte e TRE le giornate è di 357 euro.

 

 

La storia del mio primo lavoro

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Appena finito il liceo, durante l’estate che separa le le scuole superiori dall’università e dopo aver fatto la ‘canonica’ vacanza di tre settimane in giro per l’Europa con gli amici, visto che l’università sarebbe iniziata solo a novembre volevo lavorare un po’ e magari avere la possibilità di provare dal vivo alcune delle ‘magiche’ tecniche di cui leggevo sui primi libri tradotti in Italia sulla PNL ;) e vedere se funzionavano davvero (ma di questo parleremo un’altra volta).

Per fortuna un compagno di scuola di mio padre era il proprietario una agenzia di assicurazioni piuttosto nota nella mia città. Anzi credo che fosse l’agente più conosciuto della zona… Addirittura, il modo in cui si raccontava avesse iniziato a vendere assicurazioni aveva del ‘mitico’: figlio di pastori delle colline intorno, poverissimo, aveva iniziato a vendere assicurazioni 40 anni prima ancora quindicenne nel tempo libero dalla scuola e quando non doveva far pascolare gli animali. In 40 anni aveva creato il suo piccolo ‘impero personale’ e costruito relazioni di fiducia al punto che nella zona era la prima persona a cui si pensava quando qualcuno aveva bisogno di stipulare un contratto di assicurazione.

Entro come collaboratore nell’assicurazione ed inizio a lavorare come ‘produttore’: in sostanza il mio lavoro consisteva nel telefonare alla gente, prendere gli appuntamenti e... andare di persona a cercare di vendere le polizze. E fondamentalmente da questo punto di vista… non andava male. I risultati in termini di vendite li avevo, ed anche buoni. Il punto è che non mi piaceva tutto il resto ;) Non mi piacevano I servizi che vendevo, non mi piacevano le persone con cui prendevo gli appuntamenti, non mi piacevano gli orari di lavoro. Al di la dei soldi che prendevo, che ovviamente facevano molto comodo, non mi esaltava niente di quel lavoro.

Un giorno dopo un paio di mesi che ero li, il compagno di scuola di mio padre, che ogni tanto veniva nel mio ufficio per sentire come facevo le telefonate e che nei mesi precedenti mi aveva anche fatto i complimenti per la quantità di vendite fatte, mi guarda e mi dice:

‘Simone, ma ti piace quello che stai facendo?’

Ed io dopo aver detto si, evidentemente in maniera non troppo convincente, rispondo: ‘veramente non tantissimo’, e gli spiego il motivo.
E quello che succede era quello che allora non avrei mai voluto succedesse: in maniera molto gentile ma decisa mi dice “ok, ti chiedo di andartene’.
E fu irremovibile.
Quella è stata la prima lezione sul lavoro che ho ricevuto, forse la più importante di tutte. E ringrazio tantissimo l'amico di mio padre di avermela data, anche se in quel momento faceva male.
Da quel giorno decisi che se avessi dovuto rispondere ancora a quella domanda in futuro avrei dovuto rispondere ‘si, mi piace’. Ed essere onesto. ;)
E quello che decisi a pensarci oggi è forse una cosa un pò folle: nei lavori che avrei fatto avrei dovuto poter scegliere ‘quello’ che facevo, le persone con cui lavorare, sia come clienti che come colleghi, e avere una certa libertà di organizzarmi il tempo come volevo.

Il mio motto in quel periodo era  “Quello che vuoi, dove vuoi, con chi vuoi”

Che non vuol dire che non avrei lavorato, anzi ero disposto anche a lavorare 15 ore al giorno. Solo che avrei dovuto scegliere cosa fare, con chi farla e avere la libertà di poter organizzarmi per farla quando avevo voglia.

Negli anni successivi, dopo la laurea quando sono entrato per davvero nel mondo del lavoro mentre io iniziavo ad organizzarmi, a studiare cose che potevano portarmi esattamente verso lo stile di vita che desideravo, a filtrare offerte di lavoro, incontri, relazioni in funzione di ciò che volevo e che ritenevo possibile (e che E’ possibile visto che ho realizzato esattamente quello che volevo da questo punto di vista)…mi sono reso conto che quasi nessuna delle persone con cui entravo in relazione… colleghi, clienti, amici decideva di avere UNA SOLA di queste tre cose. Ed è ancora così.

E penso ancora oggi che è molto bello quando una delle persone con cui lavoro nel coaching realizza, anche solo in parte, il mio 'credo' ;)
Forse ci vorrà un pò di tempo, forse dovrai cambiare alcune idee e convinzioni su quello che è possibile per te nella tua vita professionale e personale… forse dovrai imparare alcune strategie per arrivarci (che sono quelle che ho imparato e applicato io negli anni) ma ti assicuro che avere il tuo ‘lavoro perfetto’ è possibile.

E parte tutto da qui: Il Lavoro Perfetto

Quand'è che non puoi più aspettare

Per vedere il video clicca sul tasto ► del lettore qui sopra.

E puoi iscriverti qui.

Datti da fare (o la prima regola del lavoro perfetto)

La prima regola del lavoro perfetto.

E' questa: lavora seguendo una routine regolare.
Essere creativi è difficile. Scrivere è difficile. Trasformare la passione in professione è difficile. Richiede tempo, lavoro. Continuamente.
Te ne accorgi quando lavori tanto e non ottieni risultati. Ed è proprio quando non ottieni risultati che le persone decidono di riposarsi, di andare a farsi un giro o di dedicarsi ad altro. Magari a qualcosa che dia soddisfazioni immediate.

Questo l'ho imparato qualche anno fa: decidi cosa farai PRIMA di iniziare. Non lasciarti distrarre da 'blocchi', ansie ... non rilasciare la tensione andando a controllare l'email ogni cinque minuti. Decidi PRIMA quella che farai e poi fallo.

Ci sono scrittori che hanno scritto 400 libri seguendo questa semplice regola ;)

E' proprio quando le persone non ottiengono i risultati che desiderano e quando la fatica sembra infinita perchè non sanno se andrà bene, che conviene non perdere un giorno di tempo.

In pratica: datti da fare ;)
(e se vuoi imparare come rendere questa abilità di 'darsi da fare' la cosa più naturale per te senza che ci sia niente a distrarti... vieni al corso Il Lavoro Perfetto il 15 e 16 gennaio)

http://www.somaticamente.com/corsi/lavoroperfetto.html

 


 

Il Lavoro Perfetto: e tu quale tensione sostieni?

Se in questo momento della tua vita ti trovi a fare un lavoro che non ami (o non ami più) sicuramente stai sostenendo uno dei due tipi di 'tensione' di cui parlo nell'audio di oggi. Premi sul tasto play qui sotto e... buon ascolto!

 

 

Se non riesci ad ascoltare l'audio da questa pagine scarica l'audio qui facendo tasto destro + salva

Piccole idee

Per tanto tempo in passato, lo ammetto, ho cercato di il cambiamento personale e professionale attraverso
'grossi' progetti e grosse idee.  Cambiamento di lavoro, di settore all'interno del quale operare, di 'tipo'
di clienti con cui volevo lavorare. E per tanto tempo :) ho fatto fatica a portarne a termine uno. Uno solo :)


A volte succedeva che mi accorgevo di aver troppo da fare... altre volte non sapevo letteralmente quale sarebbe
stato il passo successivo da fare per andare avanti.

E' solo quando ho imparato a portare avanti ed a dividere un progetto 'imponente' in piccoli passi
che ho iniziato a fare i veri progressi.

E' come scalare una montagna. Se la guardi da lontano, è ENORME. Ma se inizi a mettere un passo dopo l'altro
arrivi. Non serve una laurea per capirlo, lo so. Ma funziona così.

Un grosso progetto sembra, anzi E' , impossibile da realizzare.

Negli ultimi anni mi è capitato di lavorare con parecchi piccoli imprenditori che hanno creato delle 'piccole'
(per modo di dire)  aziende di nicchia con un grosso successo commerciale e tutto questo avendo meno di 10 dipendenti.

E quello che ho cercato di capire, facendogli tantissime domande, è
fondamentalmente come avevano fatto, COSA avevano fatto per arrivare dove erano... e il punto
centrale era per me separare quello che avevano fatto davvero per riuscirci da quello
che DICEVANO di aver fatto, distinguendo i passi essenziali da quelli non necessari
al loro successo.

La domanda più importante per loro, dal mio punto di vista era:

'E' possibile davvero creare un business basandosi per prima cosa su qualcosa che ami fare?

E se sentire parlare di business non ti piace :) :

E' possibile vivere bene facendo qualcosa che davvero ti appassiona?

E quello che ho scoperto... una delle prime cose che ho scoperto è che la maggior parte
di questi imprenditori NON sono partiti da GRANDI idee. Le gandi idee vanno bene, ma è
ancora più importante partire facendo passi piccoli che conducono ad un obiettivo più grande.

La cosa che ho trovato essere più importante per loro (e per me) da questo punto di vista è stata la pratica quotidiana.
Attravero la pratica quotidiana ti alzi la mattina e sei un pò più vicino al tuo obiettivo. Ogni giorno di più.
I bambini imparano a suonare uno strumento così. Imparano a fare qualsiasi cosa così.

E gli adulti spesso lo dimenticano.

Per gli imprenditori di cui ti parlavo la loro pratica quotidiana consisteva
nel mantenere il contatto costante con i propri clienti e nel creare nuovi prodotti o servizi,
e nel raggiungere un audience più vasta.

Ma non è necessario essere un imprenditore perchè questo consiglio ti sia utile.

L'esercizio che ti sto per dare ti sarà utile anche se sei un impiegato statale :)

O un medico. O un ingegnere. O un artigiano. O un venditore.

Quindi quello che ti chiedo oggi è: identifica quali sono le tre attività più importanti
per portarti dove vuoi andare.

Voglia dire questo cambiare lavoro o proseguire nella tua direzione. Dove vuoi andare TU.

E dedica, qualsiasi cosa succeda, 30 minuti al giorno a ciascuna. Senza farti troppe domande,
e senza aspettarti niente in cambio. Per ora :)

A presto!

Fotoni

I fotoni fanno molta fatica a risalire dal nucleo alla superficie del sole: ci mettono quasi 160 mila anni a percorrere quei 700 mila chilometri.
Una volta arrivati in superficie, però, coprono i 150 milioni di chilometri che separano il Sole dalla Terra in in otto minuti.

Questa metafora l'ho trovata in un oroscopo di uno scrittore americano che mi piace molto, Rob Brezsny.

Non so se scientificamente è valida, e comunque è sicuramente una sempificata di quello che avviene realmente.
O magari funziona proprio così, non lo so.

Quello che so è che quando l'ho letta l'ho considerata la metafora perfetta di come funzioniamo spesso come esseri umani.

A volte operiamo all'interno di una 'bolla' all'interno della quale usiamo l'energia che abbiamo in modo da accumularla e mantenerla lì,  piuttosto che per muoverci in avanti. Ti agiti comunque ad enormi velocità nell'intorno di un punto o in una area limitata. Magari ti sembra di non andare in nessuna direzione e di stare fermo, e dal tuo punto di vista è ovviamente così. Ti sposti molto lentamente verso l'esterno della bolla. E quando lo raggiungi schizzi con una accelerazione pazzesca nella tua direzione. Se l'hai definita prima.

E da fuori, mentre vai veloce, ti rendi conto che tutto il lavoro di accumulo, quello che ti sembrava semplicemente girare intorno senza una meta, ti era servito solo per avere abbastanza energia ed andare velocissimo dopo.

Diventa importante saper ricomoscere in che fase del processo sei, e avere una direzione.

Direzione, accumulo di energia, velocità.

Si tratta di questo. Tutto il resto succede da sè.

 

E... aspetto i tuoi commenti qui sotto.

Alla prossima!

Simone Pacchiele Mythoself Associate Facilitator

 Simone Pacchiele

Autosabotaggio

Il post di oggi è.. un audio! :)

In questo breve audio inizio a trattare l'argomento del raggiungimento degli obiettivi e dell'autosabotaggio.

Per ascoltarlo è sufficiente che clicchi il tasto play sul lettore audio che vedi qui sotto.

(se non ci riesci puoi sempre scaricare l'audio qui)

 

 

E.. fammi sapere cosa ne pensi lasciando un commento qui sotto oppure sentiti libero di contattarmi o

di saperne un pò di più di quello che faccio.

 

Simone Pacchiele Mythoself Associate Facilitator

 Simone Pacchiele

Quello che non si vede

Intorno all'anno 2000 conoscevo molte persone che lavoravano nel settore informatico. In quel periodo lavorare in qualche società di consulenza era abbastanza facile. C'era una grande richiesta di personale che conoscesse alcuni ambienti software specifici... di CRM, business intelligence, data base... e quello che succedeva spessissimo era che le società di consulenza cercavano neolaureati o diplomati, fornivano loro formazione con un corso di un paio di mesi e li mandavano a lavorare sui progetti che avevano presso i loro clienti.

Ovviamente era abbastanza facile in quel periodo, a qualsiasi livello ti trovassi, cambiare società per cui lavoravi. A qualsiasi livello ti trovassi. Fossi un analista, un project manager, un commerciale o un responsabile a livelli più alti... in quel periodo e in quel settore la mobilità era altissima. E naturalmente quello che le persone cercavano cambiando società era, nella maggior parte dei casi, uno stipendio più alto.

E quello che notavo in quel periodo era che le persone seguivano diverse strategie per aumentare il proprio stipendio cambiando lavoro...
Pensaci... quando le persone cambiano società o posto di lavoro ...come fanno ad aumentare la propria retribuzione?

Sfortunatamente la realtà lavorativa in cui siamo immersi induce a portare l'attenzione più sul fatto di trovare un lavoro piuttosto che ottenere la migliore retribuzione possibile... ed è quello che un datore di lavoro tende naturalmente a fare: pagare (un pò) meno i propri dipendenti...
Allo stesso tempo quello a cui mi viene da pensare è che quasi sempre al momento del colloquio è già tardi per pensare di esercitare un controllo sulla negoziazione del nostro futuro stipendio... è necessario farlo prima.

Quello che notavo accadere in quel periodo infatti era che le persone che cambiavano società seguivano generalmente due strategie distinte.
C'erano persone che inviavano alla società il prorio curriculum. Si informavano sulle attività della società per cui speravano sarebbero andati a lavorare, facevano un buon colloquio... e a queste persone veniva offerto lo stipendio 'standard' che veniva dato a quasi tutte le persone con quella mansione e quel ruolo all'interno della società... ed era la cifra che era stata decisa a priori e in qualche modo limitata dal processo che avevano seguito per trovare questo lavoro.

Altre persone non mandavano in curriculum. Quello che facevano invece era iniziare a cercare dei contatti tra le persone che già lavoravano nella società e nel progetto su cui volevano andare... e passavano un pò di tempo a fare in modo da entrare in contatto con due o tre collaboratori del manager che dirigeva il progetto di loro interesse.

Appena guadagnata un pò di confidenza, continuavano a dimostrare a queste persone la loro la loro abilità e le loro capacità esattamente sui punti chiave trattati nel progetto, e spesso erano abilità anche superiori di quelle richieste.

E quello che succedeva la maggior parte delle volte era che lo stesso project manager con cui volevano andare a lavorare li contattava, e in questo modo molto spesso riuscivano a far partire la negoziazione da un punto di partenza retributivo più alto di quello del resto delle persone che avevano mandato un curriculum e lavoravano nello stesso progetto.

La cosa interessante, dal mio punto di vista è che quello che cambiava in questi due approcci - e cambiava radicalmente - era il processo con cui l'aspirante dipendente riusciva a farsi assumere nella società in cui voleva andare a lavorare. E allo stesso tempo il punto di arrivo, e cioè il fatto di essere assunto in quella azienda, era esattamente lo stesso. Solo che la retribuzione era superiore.

A chi guardasse dall'esterno solamente il punto di arrivo sarebbe potuto sembrare strano trovare due persone nello stesso ruolo con stipendi piuttosto diversi.... senza sapere che il processo con cui quelle persone erano arrivate lì era stato diverso.

La domanda che ti faccio oggi è: dove vuoi andare, e quale è il processo migliore per ottenere quello che vuoi?

E, ovviamente, non sto parlando solo di lavoro, e di aumentare la propria retribuzione.

Aspetto i tuoi commenti qui sotto.

Simone

 

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