Generativa
Le persone sono indistruttibili, ma le organizzazioni no
Scritto da Simone Lun, 05/09/2011 - 09:58.Nel lavoro che faccio con le persone e con le organizzazioni non smetterò mai di sorprendermi della capacità che manifestano le persone di essere essere resistenti, forti e resilienti.
Anche gli eventi più traumatici, le situazioni più problematiche, le sfide più difficili... raramente danneggiano DAVVERO un individuo.
Certo, possono ferirlo... possono farlo star male, ma difficilmente causano un danno permanente.
Le persone possono sopravvivere ai più devastanti disastri naturali e mantenere un equilibrio mentale quasi inalterato. E riprendersi presto. Ma le relazioni possono essere distrutte da una sola, singola parola... da una unica azione, o da una unica non azione. E questo, per me, ha delle implicazioni importanti sulle e nelle organizzazione di persone, e negli ambienti di lavoro. Soprattutto nelle piccole organizzazioni.
Ed infatti molte piccole società falliscono a causa di relazioni che non vanno più bene tra i soci.
Di solito è condivisa tra le persone l'idea di percepire i propri simili come 'fragili', e questo porta a considerare persone che hanno avuto un'esperienza traumatica come se fossero una specie di 'oggetti danneggiati', che non funzionano più bene.
E semplicemente... non è così. Non è che magari non soffrano, ma spesso non 'funzionano' molto peggio di come funzionavano prima. Le persone sono molto più forti delle organizzazioni.
Ed il motivo per cui non riconosciamo la vulnerabilità e la fragilità intrinseca delle organizzazioni è che difficilmente ci rendiamo conto che le RELAZIONI che costituiscono una organizzazione sono REALI. Sono quasi... solide, cose esistenti e con una propria identità.
Anche persone esperte di dinamiche dei gruppi o lavorativa spesso tendono a considerare una organizzazione più come una unione di persone che altro.
Ma le relazioni, i collegamenti che costituiscono l'organizzazione sono assolutamente reali ed hanno una vita propria.
E determinano in grande misura quello che sarà il comportamento ed il carattere della struttura ... e il comportamento delle persone che fanno l'organizzazione.
Vale la pena di dedicarci delle attenzioni :)
Niente è invisibile come l'ovvio (o come dare una direzione nuova alla propria carriera)
Scritto da Simone Mer, 12/01/2010 - 10:02.Le scoperte più importanti, le decisioni migliori vengono spesso dal guardare con uno sguardo nuovo a quello che le persone considerano 'normale' o non riescono a vedere bene perchè è troppo ovvio.
James Watt ha dato inizio alla rivoluzione industriale partendo dalla semplice osservazione che il vapore esercitava una certa forza uscendo dal bollitore dell'acqua. Questa semplice osservazione l'ha portato a 'inventare' il motore a vapore. Ma la cosa interessante è che per milioni di altre persone che ogni giorno avevano osservato lo stesso fenomeno, quella stessa sorgente energetica era invisibile.
Anche prima di Fleming i ricercatori avevano osservato che la pennicillina poteva inibire la crescita di batteri su una coltura in vetro, ma solo lui si accorse che aveva lo stesso effetto nel corpo di una persona. Gli antibiotici sono nati così.
Per trovare applicazione più vicina di questo principio 'niente è invisibile come l'ovvio' mi viene da parlare oggi di alcuni particolari aspetti di un settore in cui questo è ancora più vero. Ed il settore a cui mi riferisco è quello lavorativo.
Prendo spunto da una domanda di una partecipante a Soluzioni Non Convenzionali, Irene, che si sta affacciando sul mondo del lavoro per 'trovare' un impiego e questa settimana ha chiesto qualche consiglio su come affrontare 'al meglio' un colloquio.
La mia osservazione nasce dal fatto che Irene scrive di voler 'trovare' un nuovo lavoro. E so che è la cosa più comune esprimersi così, in termini di 'trovare'. Ma dal mio punto di vista, soprattutto in una età abbastanza giovane, ha molto più senso guardare la cosa da una angolazione totalmente diversa da quella di 'trovare' un lavoro ed iniziare a porsi invece nei termini di 'scegliersi' il proprio lavoro.
Il paradosso per cui appena usciti dall'università c'è l'esigenza di essere autonomi porta spesso alle persone a prendere il primo lavoro che capita, quando invece ha senso investire nell'acquisire delle competenze e sviluppare delle relazioni in linea con il lavoro che si vuole fare.
Si percepisce una urgenza di iniziare a 'fare qualcosa', 'il primo lavoro che capita', 'poi si fa sempre in tempo a cambiare'... mentre questo invece è il momento strutturalmente più importante per costruire la propria carriera. E questo vale un pò a tutte le età.
E vale per tutti. Anche in questo periodo, osservando il percorso di persone che conosco e che si sono appena laureate... vedo che cercano un lavoro, magari trovano un buon lavoro e però quello che accade spesso è che la prima tendenza che hanno è quella di 'prendere quello che c'è'. E in questo 'prendere quello che c'è' succede che da quel momento in poi molte scelte vengono fatte automaticamente dall'esterno, magari semplicemente perchè all'interno dell'azienda dove vengono assunti serve una persona che occupi una mansione, e gli viene affidata proprio quella mansione... e c'è il rischio che stiano li per i successivi 30 anni. E questo può essere positivo, se è esattamente quello che vogliono, ma deve essere fatto consapevolmente.
Il punto davvero importante per me (ed è 'l'ovvio invisibile' a cui mi riferisco nel titolo dell'articolo) è questo: se non decidi tu il mondo lo fa per te. Molte delle 'finestre' che si aprono o chiudono nella tua 'carriera' o nel tuo lavoro, se non sei tu a scegliere vengono comunque aperte o chiuse. Ma se non lo fai tu sarà l'ambiente che sta intorno a te a farlo. E a direzionare non sono la tua 'carriera' ma anche la tua vita.
Ed è straordinario osservare dall'esterno questo fenomeno quando avviene negli altri: le esigenze esterne alle persone spesso pilotano la loro vita per 20 o 30 anni, senza che pensano di poter cambiare e senza rendersene neanche conto.
La domanda che voglio farti oggi è:
Quali scelte prese da altri sulla TUA vita professionale subisci oggi?
Immagina come sarebbe più efficace invece di 'subire' le scelte dell'ambiente lavorativo, momento per momento farsi la domanda 'cosa voglio fare?'
'La scelta automatica che il mondo mi sta mettendo davanti è quello che voglio fare oppure ho un 'bivio segreto' che mi permette di scegliere delle alternative?'
Questo mese in Soluzioni Non Convenzionali ho intervistato un amico, collega, imprenditore che spesso si trova a dover 'assumere' delle persone... che oltre a questo è anche un esperto conoscitore del mondo lavorativo e professionale.
E insieme a lui abbiamo esplorato un alcune dinamiche, anche abbastanza sottili, che avvengono nell'evoluzione professionale di una persona.
E' un teleconferenza che dura più di un'ora densa di suggerimenti pratici per chi si inizia a muoversi nel mondo del lavoro (magari perchè si sta laureando o si è appena laureato) ma soprattutto per persone più 'navigate' che vogliono cambiare direzione alla propria carriera e attività lavorativa
E questo è il TERZO audio del mese di Soluzioni Non Convenzionali.
I prossimi appuntamenti dal vivo:
Leadership tribale
Scritto da Simone Gio, 07/22/2010 - 14:14.In un post di qualche mese fa ti chiedevo qual è la tribù di cui fai parte.
Questa domanda parte da un'idea che io trovo molto interessante e molto efficace: e cioè che sin dal momento in cui l'uomo è stato un 'essere sociale' la forma naturale in cui si è organizzato è quella della tribù. Ricerche dimostrano che gli esseri umani sono geneticamente programmati per formare gruppi, o meglio, organizzarsi in gruppi.
Nei millenni l'uomo si è evoluto.. ed anche le tribù, come strutture sociali, hanno fatto lo stesso.
Cos'è oggi una tribù? Ogni organizzazione, ogni società, ogni chiesa, o associazione di volontariato E' una tribù, oppure, se l'organizzazione è abbastanza grande, una rete di tribù nelle quali tutti i membri si conoscono tra di loro e sono in relazione tra loro.
La tribù è una struttura più grande del 'gruppo di lavoro', della famiglia o dell'ufficio. E nasce in modo diverso. Si costruisce in maniera spontanea intorno a dei valori e ad una cultura specifica. Attorno ad un linguaggio e a poche idee condivise dai propri membri.
Alcuni esempi di tribù possono essere il gruppo di dirigenti di una multinazionale che si incontrano per definire le nuove strategie della società. I dottori e gli infermieri di uno stesso ospedale; La sede locale del Rotary di una città oppure un centro sociale, nella stessà città. (Tribù un pò diverse tra loro, no? :) )
Sono una tribù gli studenti di un MBA alla Bocconi. Gli imprenditori che si incontrano nella sede provinciale di Confindustria. O gli ex studenti di una università che si vedono in occasioni sociali organizzate per gli alumni. Gli associati del circolo della vela come i volontari di un progetto di beneficenza per l'Africa.
Ognuna di queste tribù ha un proprio linguaggio diverso da quello delle altre. Una propria 'cultura' e dei propri valori. E dei propri simboli. E da questi si riconosce. Con questi si parla, con questi sottolinea le dinamiche interne. Attraverso questi decide chi comanda all'interno della tribù. Chi la guida.
Le tribu di cui fai parte sono probabilmente le persone che trovi nella rubrica del tuo cellulare o di Outlook sul tuo computer. Persone che condividono una stessa cultura, stessi valori. Persone che si interessano alle stesse cose, che lavorano per le stesse cose. Persone per cui sono importanti le stesse cose che sono importanti per te.
Ci sono tribu di cui fai parte e tribù di cui non fai parte.
Ci sono tribu di cui fai parte naturalmente e tribù di cui vorresti far parte.
Ogni volta che cambi posto di lavoro, o cambi città o semplicemente che vuoi iniziare a lavorare con clienti diversi, o che apri un nuovo business devi imparare ad entrare in una nuova tribù. O a comunicare con una nuova tribù. A creare nuove connessioni tra te e persone che appartengono ad un gruppo diverso.
Una delle abilità sicuramente più utili nel business è il saper creare relazioni di valore. E, incidentalmente, è anche l'abilità più dimenticata e trascurata negli anni di formazione di un individuo.
Ci sono quantità enormi di corsi di vendita, di persuasione, di management... ma nessuno che insegni a costruire una rete solida di relazioni professionali e ad entrare in modo naturale nelle 'tribu' a cui ancora non appartieni.
O sai farlo naturalmente, o non sai farlo...
Ne parleremo nei prossimi giorni ma per ora voglio ripeterti la domanda:
Tu a quale tribù appartieni?
Quali valori condivide?
Quale linguaggio specifico usa?
Quali sono i suoi simboli rappresentativi, quelli che la definiscono?
Chi la guida?
A presto!
Simone
Perfeziona il lavoro che non ti piace
Scritto da Simone Gio, 05/27/2010 - 10:19.Il post di oggi è.. ancora un audio! :)
E affronto uno dei paradossi più importanti che si presenta SEMPRE nell'evoluzione professionale.
E che se risolvi, può darti una accelerazione enorme nel tuo cambiamento di lavoro.
Per ascoltare l'audio è sufficiente che clicchi il tasto play sul lettore audio che vedi qui sotto.
(se non ci riesci puoi sempre scaricare l'audio qui)

Simone Pacchiele




