Coaching Blog Somaticamente

Quali sono le tue storie preferite? (Joseph Campbell e la mitologia personale)

coaching miti

 

Parlo spesso in questi articoli di cambiamento, di trasformazione e di performance, intesa come capacità di ottenere risultati desiderati... avere quello che vuoi, e di come le persone sono capaci di generare questo tipo di performance.
Al centro di questo nucleo di idee, e di abilità, risiede dal mio punto di vista quella che chiamo la propria mitologia personale. Ed una delle persone che più hanno scritto di mitologia e di trasformazione personale è Joseph Campbell.
 
Per Campbell ci sono quattro ragioni per cui il 'mito' all'interno della vita delle persone anche oggi è così importante...
 
La prima ragione è che il mito riesce a dare un ordine ed a spiegare la cosmologia all'interno della quale viviamo. Il mito ci permette di organizzare e di capire la realtà per come la viviamo, e a darle un senso.
 
La seconda cosa che fa il mito per noi è che ci fornisce una strada per tornare a noi stessi... ci permette di capire chi siamo al livello più profondo ed essenziale possibile... ci permette di accedere alla nostra unicità.
 
La terza cosa che il mito fa è che ci insegna come agire nel mondo: ha la capacità di spiegare cosa fare e cosa non fare, e come farlo a volte. 
 
La quarta funzione del mito per Campbell è quella di rendere universali le storie che viviamo... di renderle parte della società e della cultura in cui siamo.
Il mito funziona come una specie di membrana permeabile tra le nostre storie e le storie più vaste mondo in cui siamo immersi... e crea una risonanza tra le storie più particolari, le nostre storie... anzi la totalità della nostra storia e la Storia, la storia della società e del mondo in cui operiamo in quel momento.
 
Perchè ti dico questo? Ne parleremo nei prossimi articoli... 
 
Per ora ti do solo un semplice esercizio: inizia a selezionare e a prendere nota delle storie che catturano la tua attenzione.
 
  • Quali sono i film che ti sono piaciuti di più?
  • Se dovessi raccontare ad una persona il tuo libro preferito, quale sceglieresti?
  • La tua opera preferita, se ne conosci qualcuna? 
Inizia a mettere da parte queste informazioni... ti torneranno molto utili presto.
Ne riparleremo.
 
Simone Pacchiele
ReSonance Coaching
www.somaticamente.com
www.simonepacchiele.com
 
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Quando saro' pronto

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Ho passato gli ultimi giorni in Sicilia per lavorare con un amico e collega che si occupa di formazione in discipline corporee... e una delle cose che fa è quella formare operatori nelle discipline bionaturali: Shiatsu, Ayurveda... vari tipi di massaggi.

Come spesso faccio, ho unito il lavoro (ero li per un progetto a cui stiamo lavorando insieme) con l'occasione di passare del tempo con lui ed il suo gruppo di allievi.

In una delle pause di lavoro mi capita di parlare con uno dei suoi allievi del corso di Shiatsu... uno studente ormai esperto... che comunque studia questa disciplina da 4 o 5 anni e che sarebbe perfettamente in grado di lavorare e di farsi pagare per un suo trattamento...  e gli chiedo se già ha trasformato in lavoro quello che ha imparato. 
 
E lui mi mi risponde con: 'Non ancora, non sono ancora pronto'
 
E penso che questa è una risposta assolutamente tipica in questo tipo di situazioni.
 
C'è un errore che di solito le persone fanno..soprattutto le persone che vogliono migliorare professionalmente.. ed è quello di pensare che... un giorno saranno finalmente pronti e le cose cambieranno.
 
Pensano che ci sarà un momento preciso, un prima ed un dopo, in cui saranno 'pronti' e diversi in qualche modo radicalmente profondo, e potranno guadagnare di più, avere un lavoro, una vita e relazioni migliori.
 
Voglio dirtelo, questo momento non ci sarà mai. Ed allo stesso tempo questo momento è adesso.
Il gioco è quello di... giocare con il momento presente mentre sei in una posizione... in un modo di essere in cui tutto è possibile per te.
 
Smetti di aspettare per il giorno in cui sarai pronto, in cui avrai l'abilità di avere tutti i clienti che vorrai, in cui otterrai risultati straordinari senza sforzo. E smetti di aspettare perchè questo giorno è adesso.
 
Non c'è una linearità in questo tipo di transizioni. Non c'è un progresso misurabile e continuo in cui oggi sei qui e domani sei un pò più avanti, fino a quando sarai pronto.
 
Ci sono certi salti che non avvengono in maniera discreta... ci sono cose per cui non sarai mai pronto. Fino a DOPO il momento che le hai fatte. E un attimo prima non sapevi che saresti riuscito a farle.
Ed una delle caratteristiche delle persone che ottengono risultati straordinari è questa: non sanno quello che fanno fino al momento in cui lo fanno. 
 
Da questo punto di vista, definisco i risultati che le persone ottengono essere qualcosa di 'emergente'... fino ad un attimo prima non esistevano e appartenevano alla pura potenzialità e un attimo dopo sono li.
 
E questo è banale per chiunque, non so, sia un musicista e tenga dei concerti, o lavori in un circo... o faccia l'acrobata. O reciti in teatro.
Ogni sera è pagato per generare una performance che ci si aspetta da lui su una base assolutamente statistica: l'ha fatto la sera prima lo rifarà anche stasera.
Ma questa è un'illusione. Ogni sera ri-crea da zero qualcosa che ancora non esiste. Che non è detto sarà uguale a quella precedente... e fino a quel momento... semplicemente non esiste. E che non è detto ci sarà.
 
Ed in realtà l'allievo del mio amico avrà sarà pronto per avere il suo primo cliente solo quando avrà il suo primo cliente. Non un attimo prima. Solo allora saprà come si fa ad averlo. Prima potrà solo immaginarlo, o supporlo, come si fa.
 
Questo è il paradosso della performance. Che richiede una abilità speciale: quella di saper sostenere la tensione che deriva dal muoversi in uno spazio ignoto. 
 
Questo è fare qualsiasi lavoro come un artista. Come un funambolo. Sai che ogni passo che fai è quello giusto SOLO dopo che lo hai fatto. E nello stesso tempo, lo fai con incredibile fiducia.
 
E questo è esattamente quello che imparerai nel corso Introduzione al ReSonance del 28 gennaio: muoverti con la leggerezza di un funambolo... e con la fiducia che hai solo quando sai che da quello fai dipende la tua vita. Essere pienamente te stesso, con tutte le tue risorse. 
 

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IMPORTANTE: a volte c'è qualcuno che mi suggerisce di inserire nelle mail che invio per parlare di questo corso un elenco di punti in cui indico i risultati ed i vantaggi che otterranno le persone partecipando.
 
E' molto semplice:  otterrai tutto quello che è possibile per te. E se hai bisogno che io ti dica un elenco di punti per sapere cosa PUOI fare quando accedi a tutte le tue risorse... beh... questo corso non fa per te ;)
 
Questo corso riguarda TE, te quando sei nel tuo corpo... nei tuoi muscoli e nei tuoi nervi... riguarda chi sei quando sei al meglio... in relazione a te... a quando ti ricordi di essere chi sei. E questo... lo sai solo tu.
 

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Il coaching, la Apple e Siri

Dopo aver letto questo articolo... mi sono venute in mente alcune idee... :)

Buona visione.

Simone

 

 

Una bambina... normale

La recensione che mi è piaciuta di più: Marta

 

Ho cominciato a seguire il lavoro di Simone Pacchiele dopo aver sperimentato diversi
approcci a quello che viene definito genericamente il mondo dello "sviluppo personale".
Chiunque abbia frequentato questo mondo per svariati anni, come me, sa bene che è un
universo variegato dove il rapporto ė di 20 ad 1 nel migliore dei casi, ovvero ogni 20 coach
improvvisati, che vanno a tentoni e che si spera non facciano danni, se ne trova uno bravo
che sa fare il proprio lavoro.
Ho sperimentato un po' tutti, dai monumenti storici, come Robbins e Dilts, ai
coach 'de noantri' come quelli conosciuti al Leadership Seminar di Roberto Re, al
coaching "istituzionale" di Nlp Italy, e di Nardone. Poi, quasi per caso, sono incappata nel
sito di Simone Pacchiele: www.somaticamente.com
Il sito mi è parso interessante ma strano all'inizio, e, nel confrontarmi coi contenuti di
Somaticamente ho pensato "mmmhh, qui c'è qualcosa di grosso..." quindi ho deciso di
approfondire...
 
Ho visto all'opera Simone la prima volta 3 anni fa, in un seminario che mi ha lasciata
stupita, emozionata....ma soprattutto cambiata! Ero andata più che altro per curiosità e
perchè il luogo, Sperlonga, mi affascinava. In realtà ero piuttosto scettica, soprattutto
considerando che ormai avevo visto così tanti trainer al lavoro.
Quella mattina, fatta colazione ho fatto una passeggiata lungo la spiaggia prima dell'inizio
del seminario. Immersa nello splendore di quella natura aspra ed accogliente al tempo
stesso, mi ero ripromessa che al primo accenno di noia o già sentito avrei lasciato il corso
per ritornare sulla spiaggia.
Nei due giorni successivi lo scetticismo ha gradualmente lasciato il posto all'entusiasmo e
non mai ho lasciato il porticato sotto il quale si teneva il seminario, se non nelle pause.
Non voglio dire cosa è stato il seminario anche perchè non si tratta della classica
formazione ed è difficile, anzi impossibile, da rendere a parole.
Voglio dire invece cosa è cambiato nei mesi successivi.
È successo che ho preso quelle decisioni che non ero ancora stata in grado di prendere. È
successo che ho trovato il coraggio di fare le scelte difficili che andavano fatte. È successo
che sono riuscita a lasciare andare quello che andava lasciato e a costruire lo spazio per
ciò che volevo davvero.
Ma, soprattutto, è successo che quello che volevo è arrivato.
So bene che non è magia, ma è semplicemente il risultato di un processo che Simone
ha innescato ed ha guidato con maestria...però la sensazione è stata proprio quella di un
processo quasi magico che una volta partito non poteva essere fermato.
Era come se tutto dentro di me si fosse allineato per andare nella direzione che
desideravo, e che il mondo attorno si fosse adeguato per consentirmi di fare ciò che
volevo. Certo ho fatto tutto quello che serviva per poter ottenere quel lavoro e raggiungere
quella persona, ma l'ho fatto con una chiarezza, una determinazione ed, allo stesso
tempo, una leggerezza che prima non conoscevo.
È stato come se avessi intimamente capito cosa andava fatto e mi fossi resa conto che, in
realtà, non mancava niente, ma solo la giusta direzione.
Ora ho un nuovo lavoro, una nuova relazione, una nuova vita...ancora tanti dubbi, tante
sfide, alcuni problemi, ma ho chiarezza su chi sono, cosa desidero e come muovermi per
ottenerlo.
Prima avevo appreso, nei corsi, tanti spunti e idee utili e a volte fondamentali, ma
nessuno, prima, aveva saputo darmi questo.
 
M. Maggese

Cosa c'entra la performance con il mal di schiena

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Ciao Simone,
 
Scrivere non è sicuramente il mio forte ma voglio ringraziarti per lo straordinario lavoro che fai con le persone e condividere un bel momento di vita che mi auguro sia solo l'inizio di un percorso che intendo seguire.
 
Partecipare alla 'introduzione al Resonance  che si è tenuta a Roma Sabato 12 Novembre è stata un'esperienza superiore alle mie aspettative.. Anche se da un po' seguivo il tuo lavoro sul tuo sito non avevo assolutamente idea di cosa fosse questo 'sistema' e soprattutto non mi aspettavo di poter avere dei benefici da una singola giornata di corso e di portare a casa non semplici nozioni ma una vera esperienza di trasformazione. Tutto mi è sembrato perfetto.. l'atmosfera, le persone  la sala, quello che ci stavi trasmettendo era più che nelle parole in una particolare sinergia di tutti questi fattori… Non mi so spiegare cosa sia successo esattamente dentro di me ma una volta tornata a casa mi sono resa conto che un serio mal di schiena che mi accompagnava da tempo dovuto anche alla presenza di più ernie del disco era praticamente sparito..Ora riesco a fare dei movimenti di cui avevo dimenticato l'esistenza.
Sono consapevole di avere solo lontanamente intravisto il senso di questo percorso ma sono certa che una piccola parte di me ha iniziato a funzionare in maniera diversa.
Grazie ancora di cuore a te e a tutti i compagni di avventura!! Spero proprio di rivedervi presto!
 
Alessandra
 
Mi ha fatto un'enorme piacere ricevere una mail del genere... e non per i complimenti a me ed al corso.
Ma perchè Alessandra porta l'attenzione su uno dei temi che tengo al centro del mio lavoro e che ho studiato per anni... e che continuo a studiare. E la questione di primaria importanza per me è, sostanzialmente, lavorare sul 'problema' della separazione tra mente e corpo.
 
(tra parentesi, il corso non ha nessun intento 'terapeutico' e riguarda tutt'altro: permettere alle persone di essere nella loro versione 'migliore', quella in cui agiscono e prendono delle decisioni che le mantegono allineate con quello che voglioni realizzare...)
 
L'intenzione da cui parto (anche se è impossibile per me qui replicare e darti l'esperienza di tutti i cambiamenti di stato che avvengono di solito per i partecipanti alla giornata di Introduzione al ReSonance) è quella di ricondurre ad unità questi due reami dell'esperienza che sono normalmente separati, mente e corpo, 'collassandoli' in una unità e guardandoli dalla prospettiva di quello che mente e corpo hanno in comune... che per me è chiedermi COME gli stati mentali sono sempre l'espressione di stati fisici.
 
Ogni attività, qualsiasi attività include in sè del movimento. E ogni movimento, che sia molto sottile o più ampio, si organizza secondo un principio preciso. E questo principio si basa sulla legge biologica secondo cui i muscoli si contraggono e si allungano, e che ad ogni contrazione segue sempre naturalmente un allungamento con un certo ritmo.
 
Tutte le sensazioni e tutte le emozioni... tutti i pensieri sono, alla fine, singoli modi in cui il corpo si organizza. Quando comprendi questo, inizi a capire anche come agendo sul corpo puoi agire sui pensieri e sulla mente. E viceversa agendo sulla mente e sul linguaggio puoi influire sul corpo.
 
La domanda che tengo al centro di questo lavoro per me è sempre 'COME'?. Come fa una persona ad organizzarsi a livello di pensiero per passare da avere a mal di schiena a non averlo? Dove è che la persona mantiene l'informazione dello schema da mantenere nel corpo in modo da avere mal di schiena? 
 
E quello che faccio, per esempio, quando lavoro con una persona anche senza sapere come sta è iniziare ad osservare tutto quello che fa, perchè il modo in cui si organizza è SICURAMENTE contenuto in tutto quello che dice e che fa. 
 
Se hai studiato almeno un pò di PNL conosci sicuramente il metamodello...
Quello che funziona ancora di più è usare il metamodello in maniera 'somatica', che per me significa partire da una sola domanda:
 
'cosa deve essere vero perchè la persona sia esattamente così in questo momento'?
cosa deve essere vero perchè dica queste cose?
cosa deve essere vero perchè si muova così?
come sperimenta il mondo se sta esattamente in quella posizione?
come NON può assolutamente stare in quella posizione se sta sperimentando una certa esperienza?
 
L'idea è che ci deve essere qualcosa di vero ad un livello che viene PRIMA del linguaggio perchè quello che dice la persona sia vero per lei. Dove è questa 'cosa'? Cosa c'è prima della semantica e del linguaggio che influenza il linguaggio ed i pensieri?
 
Questo tipo lavoro trasformativo è lo stesso tipo di lavoro somatico e che in alcuni momenti hanno fatto Adler, Reich, Keleman Feldenkrais, Hanna, Riggio, Masunaga. Ed è un tipo di lavoro che mantiene sempre presente la persona nella sua interezza.
 
Non puoi letteralmente avere un certo tipo di pensieri ed avere mal di schiena.
Fai venire mal di schiena ad una persona e cambieranno anche i suoi pensieri e il modo in cui organizza il suo linguaggio.
Ma cambia il linguaggio ed i pensieri in un certo modo e cambierà, se sai come farlo, anche la sua condizione fisica.
 
Simone
 

 

La grammatica dei risultati

Ho postato un nuovo articolo sul mio nuovo sito.Leggilo qui.

Simone

Il secondo segreto della performance

 

Il secondo segreto per ottenere i risultati che desideri e che ancora non stai ottenendo (quello che chiamo performance) è... che devi sapere 'come' ottenerlo.
Molte delle persone che seguono corsi di sviluppo o miglioramento personale si concentrano sull'avere la chiarezza necessaria degli obiettivi... e cioè sul fatto che gli obiettivi siano misurabili, definiti, chiari, visualizzabili e cose del genere.
 
Questo dal mio punto di vista ha spesso un effetto positivo sul fatto di creare chiarezza per chi la chiarezza... non ce l'ha mai avuta. Obiettivi vaghi, risultati vaghi, di solito succede così.
 
Ma ci sono una serie di veri e proprio miti dello sviluppo personale secondo cui il fatto che le persone non hanno successo, nel senso di ottenere quello che vogliono dipende (in ordine sparso) :
 
- dal fatto che non hanno le 'risorse' necessarie
- dalle informazioni che non hanno o dalle cose che non sanno
- dalle loro convinzioni limitanti
 
Il vero segreto che permette alle persone di ottenere quello che desiderano è 'come' lo ottengono. E molto spesso per scoprire 'come' ottenere i risultati che vuoi, è necessario lasciare andare e dimenticare il modo in cui hai ottenuto i tuoi migliori risultati fino ad ora.
 
Se vuoi ottenere i risultati che fino ad ora non hai mai ottenuto, in qualche modo, devi lasciar andare. Lasciare andare il modo in cui ti sei organizzato per ottenere quello che hai ottenuto fino ad ora, e riorganizzarti in modo da rendere naturale ottenere quello che vuoi e che ancora non hai.
 
Come sempre, non è questione di quello che fai, ma di chi sei. Non riguarda il cambiamento, ma la trasformazione.
 
Non è questione di quello che fai e di sforzi. Ma di struttura. E cambiare la struttura è sempre qualcosa di meno visibile e riconoscibile di cambiare semplicemente quello che fai. E richiede una particolare attenzione.
 
Se vuoi iniziare a farlo puoi farlo in due eventi che terrò nelle prossime settimane:
 
 
 

 

Il primo (grande) segreto della performance

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Molte delle persone che conosco e che incontro ogni giorno nei corsi e nel coaching hanno attualmente un lavoro. E sono focalizzate sul fare quel lavoro. Sul portare a termine i compiti che gli sono stati assegnati, o sullo sviluppare un'idea che hanno avuto.
 
E quello che mi capita di osservare pressochè continuamente è uno schema... che ha una direzione ben precisa.
 
E lo schema che noto è questo: sempre meno in futuro le persone saranno valutate, pagate e premiate (dal proprio datore di lavoro o dal mercato, non importa) per l'attività che fanno, per il tempo che dedicano a fare qualcosa, per il fatto di fare semplicemente il proprio lavoro.
 
Ultimamente sono entrato in contatto con parecchi professionisti del settore del benessere (terapisti, osteopati chiropratici) a causa di alcuni corsi che ho tenuto in cui ho insegnato loro a 'vendere' i propri servizi.
 
Ed i migliori di loro, e quelli che guadagnano di più, non hanno mai la loro attenzione sul costo orario di una loro prestazione o di un loro trattamento. Su quanti clienti avranno avuto a fine giornata, o sulla cifra che avranno guadagnato a fine mese.
Ma sul vantaggio materiale (ed anche economico) che avranno le persone con cui lavoreranno per il fatto di avere il collo o la schiena senza dolore, o di potersi muovere meglio. O di potere andare ad una riunione importante a cui non sarebbero potuti andare se avessero avuto mal di schiena.
 
L'attenzione non è su di sè, ma sul valore che creano per il loro cliente.
In fondo, è come tutti vorremmo sentirci trattati quando acquistiamo un servizio, no?
 
E, credimi, semplicemente questo spostamento di attenzione permette loro di generare performance che sono sempre molto molto migliori rispetto alle persone che si concentrano sul fatto di fare una sessione di un'ora con il loro cliente del momento.
 
E questa idea puoi applicarla con successo anche se non sei un libero professionista o un imprenditore ma lavori per qualcun altro.
 
La domanda che ti faccio oggi è: quando fai qualcosa, qualsiasi cosa, sia che sia un dipendente comunale che un imprenditore affermato la tua attenzione è sul fatto di fare il tuo lavoro o sul valore che stai creando per la persona?
 
Prova questa tecnica di 'spostamento dell'attenzione' e fammi sapere ;) 
 
Alla prossima
 
Simone Pacchiele
 
 
 
 
 
 

Lo sviluppo personale

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"Ho sempre un pò di timore quando incontro qualcuno che dice di voler aiutare gli altri per lavoro"
Questa è una frase che chi frequenta i miei corsi mi sente ripetere almeno una volta durante la giornata o le giornate che passa insieme a me. 
 
Ho sempre avuto un pò di paura quando incontro chi vuole aiutare gli altri per lavoro, e questo succede per un motivo molto preciso: dato che trova il senso della propria vita nel fatto di aiutare gli altri... nel momento in cui non c'è nessun'altro da aiutare... fondamentalmente la sua vita non ha più senso. 
 
Te lo dico in un altra maniera: se una persona che vuole aiutare gli altri vuole continuare farlo, può farlo SOLO fino a quando c'è qualcuno che ha un problema per cui essere aiutato.
 
E se all'improvviso stanno tutti bene e nessuno ha più bisogno di aiuto?
 
Questo pensavo, a livello intuitivo fino a che alcuni anni fa non ho letto il libro The power of TED (di David Emerald).
Ed ho avuto la conferma che anche qualcun altro aveva sviluppato la teoria che avevo già abbozzato.
Tra l'altro è un libro interessantissimo ed alcune idee, insieme a molte altre, le ho riprese nel secondo audio di questo mese di Soluzioni Non Convenzionali.
 
Fondamentalmente una delle idee del libro di Emerald è questa: c'è una differenza tra un 'facilitatore della trasformazione' o coach, e una persona che vuole 'aiutare' gli altri.
 
Il facilitatore è un'antidoto al salvatore. Un coach supporta, assiste e facilita una persona nel manifestare il risultato desiderato.Un coach facilita gli altri ad essere 'chi sono' quando sono in una posizione generativa'. Facilita le persone ad accedere ad una posizione in cui non percepiscono quello che succede all'esterno come un problema. Facilita le persone a mantenere la propria direzione e a portare costantemente l'attenzione a quello che vogliono piuttosto che su quello che non vogliono.
 
Ma fondamentalmente la differenza più grande tra le due figure è che il salvatore vede le persone come una sorta di 'vittime' incapaci di ottenere quello che vogliono senza il suo supporto. Il facilitatore vede l'individuo che sta supportando come una persona capace di creare e di prendere la responsabilità della propria vita.
 
E questa è una enorme differenza.
 
Come fai a riconoscere un facilitatore di trasformazione da una persona che vuole aiutarti?
 
E' abbastanza semplice, e questa è una regola che molte ho trovato essere vera:
guarda come cambia la tua vita MENTRE sei coinvolto in un processo di coaching, o studi i suoi libri o prodotti.
E soprattutto porta l'attenzione sulle domande che ti fai e sui 'problemi' che hai ogni giorno nella tua vita.
 
Nessuno ha mai detto mai che fare delle sessioni di coaching o frequentare un corso di tre giorni o ascoltare un corso audio permetta alle persone di risolvere tutti i propri 'problemi'. Ed infatti il coaching non funziona così.
 
MA se i problemi che hai oggi e le domande che ti fai oggi sono uguali a quelli che ti facevi prima di partecipare a quel corso o fare quella sessione di coaching... c'è una buona probabilità che qualcosa non stia funzionando come dovrebbe.
 
E ti aspetto ai miei due prossimi corsi dal vivo.
 
 
 
Ti aspetto, e spero di conoscerti presto dal vivo.
 
Simone Pacchiele
www.somaticamente.com
 
 
 

 

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