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Linguaggio del corpo: sai farlo anche tu?

Un avvocato vince 250 cause senza avere la laurea

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L'altra sera ho ascoltato una intervista ad una donna avvocato (Giuditta Russo) che, prima di lasciare la professione, ha vinto praticamente tutte le cause che i suoi clienti le hanno affidato ...senza avere la laurea.

Come ha fatto?
 
Oltre ovviamente al fatto di... fingersi avvocato...era semplicemente MOLTO brava a fare il suo lavoro.
 
Non dico che abbia fatto bene. Ed alla fine la donna si è autodenunciata perchè non ce la faceva più a sostenere la recita.
 
Però riconosco un trend, una tendenza: quello che sta iniziando ad essere davvero importante, e che lo sarà sempre più in futuro, sono le abilità e le attitudini piuttosto che i titoli.
 
(Adesso, tra l'altro, la donna è consulente legale di Assoimprese)
 
D'altra parte, ci sono paesi europei in cui chi agisce come rappresentante o consulente in un procedimento giudiziario non deve necessariamente essere un avvocato.
Per rappresentare una persona in tribunale, i requisiti non consistono quindi nel possesso del titolo professionale di avvocato, ma nella competenza e l’attitudine.
 
Stiamo andando in quella direzione, ci arriveremo prima o poi anche noi.
 
E' un paradigma professionale completamente nuovo e sconosciuto alla maggior parte delle persone quello che sta emergendo.
 
E questo nuovo paradigma professionale ha delle regole e delle strategie nuove che favoriscono o sfavoriscono il successo professionale e personale. E sono regole e strategie DIVERSE da quelle che funzionavano prima.
 

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A presto!
 
Simone

Sono rimasto impressionato

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Ciao da Simone
 
stamattina ho ricevuto una mail da una persona che mi chiedeva, sostanzialmente:
 
'Ma con tutti i corsi che ci sono, a cosa serve il ReSonance?'
 
Per fartelo capire voglio proporti un piccolo esperimento: la prossima volta che stai parlando con qualcuno con cui sei in relazione un amico, un collega, una persona di famiglia... prova a fargli una semplicissima domanda a proposito dell'argomento di cui state discutendo:
 
'E tu cosa vuoi?'
 
e ASCOLTA cosa ti risponde.
Io sono rimasto impressionato la prima volta che ho fatto questo 'gioco'. Infatti, ci sono buone probabilità che la persona ti risponda dicendo quello che NON vuole.
 
Non voglio che mi paghino così poco
Non voglio restare da solo
Non voglio che lui mi tratti così.
 
Tu hai chiesto 'cosa vuoi' e l'attenzione della persona va automaticamente su quello che NON  vuole.
 
E quando le persone portano l'attenzione più sui problemi che su quello che vogliono... indovina cosa è probabile invece che ottengano?
 
Invertire questo processo - portare istantaneamente e naturalmente l'attenzione su quello che vuoi invece che su quello che non vuoi NON è una cosa che fai intenzionalmente. 
 
E' il risultato di un processo che molto spesso le persone non controllano e che può davvero fare la differenza tra passare una vita intera a pensare a quello che non vuoi, o ad orientarti su quello che vuoi.
 
E ad ottenerlo con molta più facilità.
 

Impara come fare partecipando al ReSonance del 19 febbraio a Milano

 
 

Quali sono le tue storie preferite? (Joseph Campbell e la mitologia personale)

coaching miti

 

Parlo spesso in questi articoli di cambiamento, di trasformazione e di performance, intesa come capacità di ottenere risultati desiderati... avere quello che vuoi, e di come le persone sono capaci di generare questo tipo di performance.
Al centro di questo nucleo di idee, e di abilità, risiede dal mio punto di vista quella che chiamo la propria mitologia personale. Ed una delle persone che più hanno scritto di mitologia e di trasformazione personale è Joseph Campbell.
 
Per Campbell ci sono quattro ragioni per cui il 'mito' all'interno della vita delle persone anche oggi è così importante...
 
La prima ragione è che il mito riesce a dare un ordine ed a spiegare la cosmologia all'interno della quale viviamo. Il mito ci permette di organizzare e di capire la realtà per come la viviamo, e a darle un senso.
 
La seconda cosa che fa il mito per noi è che ci fornisce una strada per tornare a noi stessi... ci permette di capire chi siamo al livello più profondo ed essenziale possibile... ci permette di accedere alla nostra unicità.
 
La terza cosa che il mito fa è che ci insegna come agire nel mondo: ha la capacità di spiegare cosa fare e cosa non fare, e come farlo a volte. 
 
La quarta funzione del mito per Campbell è quella di rendere universali le storie che viviamo... di renderle parte della società e della cultura in cui siamo.
Il mito funziona come una specie di membrana permeabile tra le nostre storie e le storie più vaste mondo in cui siamo immersi... e crea una risonanza tra le storie più particolari, le nostre storie... anzi la totalità della nostra storia e la Storia, la storia della società e del mondo in cui operiamo in quel momento.
 
Perchè ti dico questo? Ne parleremo nei prossimi articoli... 
 
Per ora ti do solo un semplice esercizio: inizia a selezionare e a prendere nota delle storie che catturano la tua attenzione.
 
  • Quali sono i film che ti sono piaciuti di più?
  • Se dovessi raccontare ad una persona il tuo libro preferito, quale sceglieresti?
  • La tua opera preferita, se ne conosci qualcuna? 
Inizia a mettere da parte queste informazioni... ti torneranno molto utili presto.
Ne riparleremo.
 
Simone Pacchiele
ReSonance Coaching
www.somaticamente.com
www.simonepacchiele.com
 
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Quando saro' pronto

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Ho passato gli ultimi giorni in Sicilia per lavorare con un amico e collega che si occupa di formazione in discipline corporee... e una delle cose che fa è quella formare operatori nelle discipline bionaturali: Shiatsu, Ayurveda... vari tipi di massaggi.

Come spesso faccio, ho unito il lavoro (ero li per un progetto a cui stiamo lavorando insieme) con l'occasione di passare del tempo con lui ed il suo gruppo di allievi.

In una delle pause di lavoro mi capita di parlare con uno dei suoi allievi del corso di Shiatsu... uno studente ormai esperto... che comunque studia questa disciplina da 4 o 5 anni e che sarebbe perfettamente in grado di lavorare e di farsi pagare per un suo trattamento...  e gli chiedo se già ha trasformato in lavoro quello che ha imparato. 
 
E lui mi mi risponde con: 'Non ancora, non sono ancora pronto'
 
E penso che questa è una risposta assolutamente tipica in questo tipo di situazioni.
 
C'è un errore che di solito le persone fanno..soprattutto le persone che vogliono migliorare professionalmente.. ed è quello di pensare che... un giorno saranno finalmente pronti e le cose cambieranno.
 
Pensano che ci sarà un momento preciso, un prima ed un dopo, in cui saranno 'pronti' e diversi in qualche modo radicalmente profondo, e potranno guadagnare di più, avere un lavoro, una vita e relazioni migliori.
 
Voglio dirtelo, questo momento non ci sarà mai. Ed allo stesso tempo questo momento è adesso.
Il gioco è quello di... giocare con il momento presente mentre sei in una posizione... in un modo di essere in cui tutto è possibile per te.
 
Smetti di aspettare per il giorno in cui sarai pronto, in cui avrai l'abilità di avere tutti i clienti che vorrai, in cui otterrai risultati straordinari senza sforzo. E smetti di aspettare perchè questo giorno è adesso.
 
Non c'è una linearità in questo tipo di transizioni. Non c'è un progresso misurabile e continuo in cui oggi sei qui e domani sei un pò più avanti, fino a quando sarai pronto.
 
Ci sono certi salti che non avvengono in maniera discreta... ci sono cose per cui non sarai mai pronto. Fino a DOPO il momento che le hai fatte. E un attimo prima non sapevi che saresti riuscito a farle.
Ed una delle caratteristiche delle persone che ottengono risultati straordinari è questa: non sanno quello che fanno fino al momento in cui lo fanno. 
 
Da questo punto di vista, definisco i risultati che le persone ottengono essere qualcosa di 'emergente'... fino ad un attimo prima non esistevano e appartenevano alla pura potenzialità e un attimo dopo sono li.
 
E questo è banale per chiunque, non so, sia un musicista e tenga dei concerti, o lavori in un circo... o faccia l'acrobata. O reciti in teatro.
Ogni sera è pagato per generare una performance che ci si aspetta da lui su una base assolutamente statistica: l'ha fatto la sera prima lo rifarà anche stasera.
Ma questa è un'illusione. Ogni sera ri-crea da zero qualcosa che ancora non esiste. Che non è detto sarà uguale a quella precedente... e fino a quel momento... semplicemente non esiste. E che non è detto ci sarà.
 
Ed in realtà l'allievo del mio amico avrà sarà pronto per avere il suo primo cliente solo quando avrà il suo primo cliente. Non un attimo prima. Solo allora saprà come si fa ad averlo. Prima potrà solo immaginarlo, o supporlo, come si fa.
 
Questo è il paradosso della performance. Che richiede una abilità speciale: quella di saper sostenere la tensione che deriva dal muoversi in uno spazio ignoto. 
 
Questo è fare qualsiasi lavoro come un artista. Come un funambolo. Sai che ogni passo che fai è quello giusto SOLO dopo che lo hai fatto. E nello stesso tempo, lo fai con incredibile fiducia.
 
E questo è esattamente quello che imparerai nel corso Introduzione al ReSonance del 28 gennaio: muoverti con la leggerezza di un funambolo... e con la fiducia che hai solo quando sai che da quello fai dipende la tua vita. Essere pienamente te stesso, con tutte le tue risorse. 
 

Iscriviti adesso al corso Introduzione al ReSonance

 
IMPORTANTE: a volte c'è qualcuno che mi suggerisce di inserire nelle mail che invio per parlare di questo corso un elenco di punti in cui indico i risultati ed i vantaggi che otterranno le persone partecipando.
 
E' molto semplice:  otterrai tutto quello che è possibile per te. E se hai bisogno che io ti dica un elenco di punti per sapere cosa PUOI fare quando accedi a tutte le tue risorse... beh... questo corso non fa per te ;)
 
Questo corso riguarda TE, te quando sei nel tuo corpo... nei tuoi muscoli e nei tuoi nervi... riguarda chi sei quando sei al meglio... in relazione a te... a quando ti ricordi di essere chi sei. E questo... lo sai solo tu.
 

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Il coaching, la Apple e Siri

Dopo aver letto questo articolo... mi sono venute in mente alcune idee... :)

Buona visione.

Simone

 

 

La recensione che mi è piaciuta di più: Marta

 

Ho cominciato a seguire il lavoro di Simone Pacchiele dopo aver sperimentato diversi
approcci a quello che viene definito genericamente il mondo dello "sviluppo personale".
Chiunque abbia frequentato questo mondo per svariati anni, come me, sa bene che è un
universo variegato dove il rapporto ė di 20 ad 1 nel migliore dei casi, ovvero ogni 20 coach
improvvisati, che vanno a tentoni e che si spera non facciano danni, se ne trova uno bravo
che sa fare il proprio lavoro.
Ho sperimentato un po' tutti, dai monumenti storici, come Robbins e Dilts, ai
coach 'de noantri' come quelli conosciuti al Leadership Seminar di Roberto Re, al
coaching "istituzionale" di Nlp Italy, e di Nardone. Poi, quasi per caso, sono incappata nel
sito di Simone Pacchiele: www.somaticamente.com
Il sito mi è parso interessante ma strano all'inizio, e, nel confrontarmi coi contenuti di
Somaticamente ho pensato "mmmhh, qui c'è qualcosa di grosso..." quindi ho deciso di
approfondire...
 
Ho visto all'opera Simone la prima volta 3 anni fa, in un seminario che mi ha lasciata
stupita, emozionata....ma soprattutto cambiata! Ero andata più che altro per curiosità e
perchè il luogo, Sperlonga, mi affascinava. In realtà ero piuttosto scettica, soprattutto
considerando che ormai avevo visto così tanti trainer al lavoro.
Quella mattina, fatta colazione ho fatto una passeggiata lungo la spiaggia prima dell'inizio
del seminario. Immersa nello splendore di quella natura aspra ed accogliente al tempo
stesso, mi ero ripromessa che al primo accenno di noia o già sentito avrei lasciato il corso
per ritornare sulla spiaggia.
Nei due giorni successivi lo scetticismo ha gradualmente lasciato il posto all'entusiasmo e
non mai ho lasciato il porticato sotto il quale si teneva il seminario, se non nelle pause.
Non voglio dire cosa è stato il seminario anche perchè non si tratta della classica
formazione ed è difficile, anzi impossibile, da rendere a parole.
Voglio dire invece cosa è cambiato nei mesi successivi.
È successo che ho preso quelle decisioni che non ero ancora stata in grado di prendere. È
successo che ho trovato il coraggio di fare le scelte difficili che andavano fatte. È successo
che sono riuscita a lasciare andare quello che andava lasciato e a costruire lo spazio per
ciò che volevo davvero.
Ma, soprattutto, è successo che quello che volevo è arrivato.
So bene che non è magia, ma è semplicemente il risultato di un processo che Simone
ha innescato ed ha guidato con maestria...però la sensazione è stata proprio quella di un
processo quasi magico che una volta partito non poteva essere fermato.
Era come se tutto dentro di me si fosse allineato per andare nella direzione che
desideravo, e che il mondo attorno si fosse adeguato per consentirmi di fare ciò che
volevo. Certo ho fatto tutto quello che serviva per poter ottenere quel lavoro e raggiungere
quella persona, ma l'ho fatto con una chiarezza, una determinazione ed, allo stesso
tempo, una leggerezza che prima non conoscevo.
È stato come se avessi intimamente capito cosa andava fatto e mi fossi resa conto che, in
realtà, non mancava niente, ma solo la giusta direzione.
Ora ho un nuovo lavoro, una nuova relazione, una nuova vita...ancora tanti dubbi, tante
sfide, alcuni problemi, ma ho chiarezza su chi sono, cosa desidero e come muovermi per
ottenerlo.
Prima avevo appreso, nei corsi, tanti spunti e idee utili e a volte fondamentali, ma
nessuno, prima, aveva saputo darmi questo.
 
M. Maggese

Cosa c'entra la performance con il mal di schiena

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Ciao Simone,
 
Scrivere non è sicuramente il mio forte ma voglio ringraziarti per lo straordinario lavoro che fai con le persone e condividere un bel momento di vita che mi auguro sia solo l'inizio di un percorso che intendo seguire.
 
Partecipare alla 'introduzione al Resonance  che si è tenuta a Roma Sabato 12 Novembre è stata un'esperienza superiore alle mie aspettative.. Anche se da un po' seguivo il tuo lavoro sul tuo sito non avevo assolutamente idea di cosa fosse questo 'sistema' e soprattutto non mi aspettavo di poter avere dei benefici da una singola giornata di corso e di portare a casa non semplici nozioni ma una vera esperienza di trasformazione. Tutto mi è sembrato perfetto.. l'atmosfera, le persone  la sala, quello che ci stavi trasmettendo era più che nelle parole in una particolare sinergia di tutti questi fattori… Non mi so spiegare cosa sia successo esattamente dentro di me ma una volta tornata a casa mi sono resa conto che un serio mal di schiena che mi accompagnava da tempo dovuto anche alla presenza di più ernie del disco era praticamente sparito..Ora riesco a fare dei movimenti di cui avevo dimenticato l'esistenza.
Sono consapevole di avere solo lontanamente intravisto il senso di questo percorso ma sono certa che una piccola parte di me ha iniziato a funzionare in maniera diversa.
Grazie ancora di cuore a te e a tutti i compagni di avventura!! Spero proprio di rivedervi presto!
 
Alessandra
 
Mi ha fatto un'enorme piacere ricevere una mail del genere... e non per i complimenti a me ed al corso.
Ma perchè Alessandra porta l'attenzione su uno dei temi che tengo al centro del mio lavoro e che ho studiato per anni... e che continuo a studiare. E la questione di primaria importanza per me è, sostanzialmente, lavorare sul 'problema' della separazione tra mente e corpo.
 
(tra parentesi, il corso non ha nessun intento 'terapeutico' e riguarda tutt'altro: permettere alle persone di essere nella loro versione 'migliore', quella in cui agiscono e prendono delle decisioni che le mantegono allineate con quello che voglioni realizzare...)
 
L'intenzione da cui parto (anche se è impossibile per me qui replicare e darti l'esperienza di tutti i cambiamenti di stato che avvengono di solito per i partecipanti alla giornata di Introduzione al ReSonance) è quella di ricondurre ad unità questi due reami dell'esperienza che sono normalmente separati, mente e corpo, 'collassandoli' in una unità e guardandoli dalla prospettiva di quello che mente e corpo hanno in comune... che per me è chiedermi COME gli stati mentali sono sempre l'espressione di stati fisici.
 
Ogni attività, qualsiasi attività include in sè del movimento. E ogni movimento, che sia molto sottile o più ampio, si organizza secondo un principio preciso. E questo principio si basa sulla legge biologica secondo cui i muscoli si contraggono e si allungano, e che ad ogni contrazione segue sempre naturalmente un allungamento con un certo ritmo.
 
Tutte le sensazioni e tutte le emozioni... tutti i pensieri sono, alla fine, singoli modi in cui il corpo si organizza. Quando comprendi questo, inizi a capire anche come agendo sul corpo puoi agire sui pensieri e sulla mente. E viceversa agendo sulla mente e sul linguaggio puoi influire sul corpo.
 
La domanda che tengo al centro di questo lavoro per me è sempre 'COME'?. Come fa una persona ad organizzarsi a livello di pensiero per passare da avere a mal di schiena a non averlo? Dove è che la persona mantiene l'informazione dello schema da mantenere nel corpo in modo da avere mal di schiena? 
 
E quello che faccio, per esempio, quando lavoro con una persona anche senza sapere come sta è iniziare ad osservare tutto quello che fa, perchè il modo in cui si organizza è SICURAMENTE contenuto in tutto quello che dice e che fa. 
 
Se hai studiato almeno un pò di PNL conosci sicuramente il metamodello...
Quello che funziona ancora di più è usare il metamodello in maniera 'somatica', che per me significa partire da una sola domanda:
 
'cosa deve essere vero perchè la persona sia esattamente così in questo momento'?
cosa deve essere vero perchè dica queste cose?
cosa deve essere vero perchè si muova così?
come sperimenta il mondo se sta esattamente in quella posizione?
come NON può assolutamente stare in quella posizione se sta sperimentando una certa esperienza?
 
L'idea è che ci deve essere qualcosa di vero ad un livello che viene PRIMA del linguaggio perchè quello che dice la persona sia vero per lei. Dove è questa 'cosa'? Cosa c'è prima della semantica e del linguaggio che influenza il linguaggio ed i pensieri?
 
Non puoi letteralmente avere un certo tipo di pensieri ed avere mal di schiena.
Fai venire mal di schiena ad una persona e cambieranno anche i suoi pensieri e il modo in cui organizza il suo linguaggio.
Ma cambia il linguaggio ed i pensieri in un certo modo e cambierà, se sai come farlo, anche la sua condizione fisica.
 
Simone
 

 

La grammatica dei risultati

Ho postato un nuovo articolo sul mio nuovo sito.Leggilo qui.

Simone

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