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Curiosità

L'argomento di cui mi occupo nel post di oggi è la curiosità, e di come può NON essere sempre utile dalla prospettiva dell'evoluzione personale.

Hai mai pensato a quanto la curiosità sia sopravvalutata? Dal mio punto di vista a volte è una delle prima cause di distrazione in un mondo saturo di informazione.

E nota che non trovo niente di sbagliato nel fatto di essere curiosi... Quando eri bambino eri curioso, volevi conoscere il mondo, ed ovviamente era giusto che fosse così a quella età.

Quello di cui ti sto parlando è semplicemente un utilizzo corretto della curiosità. A cosa serve essere curiosi? E soprattutto, a cosa NON serve?
Quando parlo di curiosità intendo soprattutto un processo mentale... intendo un desiderio di accumulare nuove informazioni, di elaborare un modello di riferimento che la nostra mente può usare per orientarsi meglio nel mondo.
Ed essere curioso può aiutarti moltissimo quando vuoi diventare esperto in un settore o imparare da zero una nuova disciplina.

Semplicemente, può iniziare a non essere più tanto utile quando ti spinge ad accumulare informazioni che per te non hanno nessuna utilità, e che in quel momento diventano una fonte di distrazione. Che ti appesantiscono e ti impediscono di portare l'attenzione su ciò che davvero vuoi.

Quello che secondo me è utile è rendere uno stato presente il più possibile al posto di essere curiosi è essere stato in uno stato di meraviglia.
E infatti mentre la curiosità è presente a livello mentale, essere in uno stato di meraviglia e di sorpresa esiste soprattutto a livello somatico.
Meravigliarsi ti permette di 'vedere' con il corpo, di aprirti e di diventare ricettivo... di notare tutti i segnali che ti arrivano dall'esterno e allo stesso tempo di prenderli per quello che sono, senza interpretarli. E di rispondere in maniera naturale ad essi.

E' un pò come quando vivi in città e ti trovi una sera d'estate in collina, di notte in un posto senza luci e... alzi gli occhi al cielo.
Tutte quelle stelle, all'improvviso, che sembrano caderti addosso, e i sensi sembrano espandersi e abbracciare ogni cosa intorno.

Quindi il consiglio che ti do è: invece di essere curioso e di voler sapere cose nuove, prova a meravigliarti. :)

Riesci a pensare a TRE momenti in cui ti sei 'meravigliato'?

E... aspetto i tuoi commenti qui sotto.

Alla prossima

Simone Pacchiele Mythoself Associate Facilitator

 Simone Pacchiele

 Associate Mythoself Facilitator

Quello che non si vede

Intorno all'anno 2000 conoscevo molte persone che lavoravano nel settore informatico. In quel periodo lavorare in qualche società di consulenza era abbastanza facile. C'era una grande richiesta di personale che conoscesse alcuni ambienti software specifici... di CRM, business intelligence, data base... e quello che succedeva spessissimo era che le società di consulenza cercavano neolaureati o diplomati, fornivano loro formazione con un corso di un paio di mesi e li mandavano a lavorare sui progetti che avevano presso i loro clienti.

Ovviamente era abbastanza facile in quel periodo, a qualsiasi livello ti trovassi, cambiare società per cui lavoravi. A qualsiasi livello ti trovassi. Fossi un analista, un project manager, un commerciale o un responsabile a livelli più alti... in quel periodo e in quel settore la mobilità era altissima. E naturalmente quello che le persone cercavano cambiando società era, nella maggior parte dei casi, uno stipendio più alto.

E quello che notavo in quel periodo era che le persone seguivano diverse strategie per aumentare il proprio stipendio cambiando lavoro...
Pensaci... quando le persone cambiano società o posto di lavoro ...come fanno ad aumentare la propria retribuzione?

Sfortunatamente la realtà lavorativa in cui siamo immersi induce a portare l'attenzione più sul fatto di trovare un lavoro piuttosto che ottenere la migliore retribuzione possibile... ed è quello che un datore di lavoro tende naturalmente a fare: pagare (un pò) meno i propri dipendenti...
Allo stesso tempo quello a cui mi viene da pensare è che quasi sempre al momento del colloquio è già tardi per pensare di esercitare un controllo sulla negoziazione del nostro futuro stipendio... è necessario farlo prima.

Quello che notavo accadere in quel periodo infatti era che le persone che cambiavano società seguivano generalmente due strategie distinte.
C'erano persone che inviavano alla società il prorio curriculum. Si informavano sulle attività della società per cui speravano sarebbero andati a lavorare, facevano un buon colloquio... e a queste persone veniva offerto lo stipendio 'standard' che veniva dato a quasi tutte le persone con quella mansione e quel ruolo all'interno della società... ed era la cifra che era stata decisa a priori e in qualche modo limitata dal processo che avevano seguito per trovare questo lavoro.

Altre persone non mandavano in curriculum. Quello che facevano invece era iniziare a cercare dei contatti tra le persone che già lavoravano nella società e nel progetto su cui volevano andare... e passavano un pò di tempo a fare in modo da entrare in contatto con due o tre collaboratori del manager che dirigeva il progetto di loro interesse.

Appena guadagnata un pò di confidenza, continuavano a dimostrare a queste persone la loro la loro abilità e le loro capacità esattamente sui punti chiave trattati nel progetto, e spesso erano abilità anche superiori di quelle richieste.

E quello che succedeva la maggior parte delle volte era che lo stesso project manager con cui volevano andare a lavorare li contattava, e in questo modo molto spesso riuscivano a far partire la negoziazione da un punto di partenza retributivo più alto di quello del resto delle persone che avevano mandato un curriculum e lavoravano nello stesso progetto.

La cosa interessante, dal mio punto di vista è che quello che cambiava in questi due approcci - e cambiava radicalmente - era il processo con cui l'aspirante dipendente riusciva a farsi assumere nella società in cui voleva andare a lavorare. E allo stesso tempo il punto di arrivo, e cioè il fatto di essere assunto in quella azienda, era esattamente lo stesso. Solo che la retribuzione era superiore.

A chi guardasse dall'esterno solamente il punto di arrivo sarebbe potuto sembrare strano trovare due persone nello stesso ruolo con stipendi piuttosto diversi.... senza sapere che il processo con cui quelle persone erano arrivate lì era stato diverso.

La domanda che ti faccio oggi è: dove vuoi andare, e quale è il processo migliore per ottenere quello che vuoi?

E, ovviamente, non sto parlando solo di lavoro, e di aumentare la propria retribuzione.

Aspetto i tuoi commenti qui sotto.

Simone

 

Performance del futuro

Una degli argomenti più ricorrenti nella mia pratica di coaching e nelle richieste delle persone con cui lavoro è relativa al 'recupero delle performance'.

E per 'recupero delle performance' intendo la ricerca da parte delle persone dei risultati 'di un tempo'  - di quando non avevano ancora niente, di quando stavano iniziando una attività in cui non erano ancora esperti. E partivano, probabilmente, da una posizione in cui non erano 'nessuno'. E avevano davanti a sè un chiaro senso di ciò che è possibile.

Magari si erano appena laureati dopo aver fatto tanti sacrifici. Ed ho conosciuto tante persone che sono riuscite a laurearsi in business school studiando di notte mentre per mantenersi almeno parte degli studi lavoravano.

E quello che riuscivano a mantenere presente ed intatto in quel momento era quel senso di 'apertura' e di prontezza, di pienezza e di rilassatezza ad un tempo che gli ha permesso in qualche momento della propria vita, di ottenere risultati eccezionali. Di operare nel mondo partendo da una posizione in cui performance eccellenti avvenivano naturalmente.

Per un certo numero di anni hanno avuto carriere eccezionali, mantenendo alla base di tutto quello che facevano quella posizione.

A volte ad un certo punto, per qualche motivo, gli capita di perdere quella posizione. Quella posizione in cui operano generando risultati senza sforzo. E anche i risultati che ottengono sono inferiori.... E appena se ne rendono conto immediatamente iniziano a sforzarsi per ottenere quello che fino a poco prima avevano naturalmente.

E quello che succede... quello di cui queste persone non si rendono conto è che alla base di quei risultati eccezionali c'era uno 'stato' ed è proprio quello stato che li ha portati a generare quel livello di performance e di capacità di generare risultati. E non viceversa.

E' come se inizassero a confondersi, e scambiassero l'origine di ciò che hanno ottenuto con la conseguenza, e cercassero la conseguenza per ottenere di nuovo quello stato di apertura e pienezza.

E quello che in realtà cercano NON sono quei risultati. Non cercano le che hanno ottenuto anni fa, quando hanno iniziato.

Quello che cercano ancora ORA è solo QUEL livello di performance, e poterlo utilizzare all'interno della propria attività per i risultati che ORA vogliono ottenere.

Per andare avanti e per ottenere nuovi risultati.

 

E... aspetto i tuoi commenti qui sotto.

Alla prossima

Simone Pacchiele Mythoself Associate Facilitator

 Simone Pacchiele

 Associate Mythoself Facilitator

Maestri

Oggi ho ricevuto una mail.
C'era una sola riga. Con una domanda.
Ed era questa:

"Come faccio a diventare bravo a fare qualcosa?"

Quando avevo 6 anni fa mi succedeva di preoccuparmi di non essere capace di fare le cose. Pensavo che ogni cosa che avrei fatta l'avrei fatta male. Anzi... che avrei fatto delle figuracce se qualcuno, passando nei paraggi, mi avesse visto e giudicato ;)

Ed era esattamente quello che succedeva. Quando facevo qualcosa di nuovo, quello che succedeva era che facevo figuracce.

E così.. voglio dirti il 'segreto' per far male qualsiasi cosa.
Iniziare a farlo...

E andava benissimo. Non essere bravi a fare qualcosa è un passaggio assolutamente necessario per diventare bravi in qualcosa. E' banale detto così ma molte persone se lo scordano.

Poi è successo che intorno ai 10 anni ho iniziato a suonare la chitarra. La vecchia chitarra di mia madre che ho iniziato a strimpellare grazie alle lezioni di qualche amichetto più grande. Solo che da quel momento la chitarra diventò un mio prolungamento.... la suonavo continuamente. La toccavo sempre. La portavo sempre con me, mi pare di ricordare che la portassi anche al bagno :). Mi piaceva talmente tanto suonare che non esisteva niente altro. Sul serio, niente altro: volevo dolo suonare la chitarra .. ero appassionato come solo un ragazzino può appassionarsi a qualcosa.

E quindi ho anche il segreto per non fare niente male:

Non fare niente :)

E se va bene per te, va bene anche a me. A quel punto diventa abbastanza complicato vivere, però.

Mettila così: se vuoi diventare bravo in qualcosa, c'è un periodo in cui necessariamente NON sarai bravo a farla.Quindi oggi ti do un consiglio: trova qualcosa che fai malissimo - e pratica fino a quando non diventi bravo.

Ci metterai circa 10.000 ore :)

Mi capita di lavorare con musicisti, artisti, dirigenti, terapisti, trainer di PNL, web designer. Spesso sono dei professionisti eccellenti, i migliori nel loro campo specifico. E non ho mai conosciuto NESSUNO, nessun trainer, nessun musicista, nessun artista, nessun manager che sia diventato ECCELLENTE a fare quello che fa in meno tempo.
Se conosci qualcuno che eccelle nel proprio campo, probabilmente pratica quella cosa lì da una decina d'anni. E ancora studia, spesso.

Per questo all'interno dei corsi di trasformazione professionale e nel Coaching che faccio porto l'attenzione delle persone su FARE QUALCOSA CHE GLI PIACE. TANTO. Non perchè ci sia un valore particolare al di fuori di te nel fatto che fai qualcosa che ti appassiona tanto. E' perchè solo quando fai qualcosa che ti piace puoi iniziare a farla solo per il gusto di farla finchè non sei perfetto.

Se è la cosa di cui sei più appassionato, non puoi non farla... e rifarla, e rifarla.

Quindi l'esercizio di oggi è questo: non scoraggiarti se stai iniziando a fare qualcosa di nuovo. Divertiti, come è giusto che sia. E diventa un maestro.
 

I segnali onesti

Un gruppo di ricercatori ha seguito dei manager nel corso di una cena, dopo aver loro fornito dei sensori che registrassero alcuni segnali somatici di tutte le interazioni - tono della voce gesti, vicinanza agli altri ed altri - nel corso dell'intera serata. Cinque giorni dopo gli stessi manager avrebbero dovuto presentare dei progetti ad una giuria che decidesse quale fosse il migliore tra questi. I ricercatori che li avevano 'studiati' in precedenza alla cena, senza neanche ascoltare la presentazione dei progetti dei diversi manager, hanno predetto chi avrebbe vinto la gara, e lo hanno fatto solo utilizzando i dati raccolti alla alla cena.

La ricerca è stata verificata con altri esperimenti, e questa specie di segnali si è dimostrata capace di predire l'esito di eventi in casi del genere l'87% delle volte.

Questi segnali vengono chiamati  i 'segnali onesti', quei segnali non verbali che le specie 'evolute' come l'uomo utilizzano inconsapevolmente per coordinarsi.
Gli uomini e le specie più evolute usano una enorme quantità di segnali diversi, ma i 'segnali onesti' sono speciali perchè causano un cambiamento in chi riceve il segnale.
In qualche modo...sono delle funzioni biologiche che trasferiscono le informazioni sullo stato d'animo di chi sta comunicando. Se sei felice, questa cosa arriva direttamente alle persone con cui parli in quel momento, e si propaga all'interno del gruppo in cui stiamo operando.

Quello che è emerso è anche il fatto che le persone che hanno più successo sono quelle che trasmettono più 'energia'. Parlano di più, ma ascoltano anche di più. Passano più tempo a parlare faccia a faccia con gli altri. Estraggono dei segnali dagli altri, e li conducono ad una posizione in cui sono più aperti.

Ma la cosa interessante è che le persone che hanno più successo non lo sono perchè proiettano all'esterno delle cose, ma per quello che riescono a far emergere dalle persone. E più persone del genere ci sono in un gruppo, sia esso un ufficio, una squadra di lavoro, un gruppo di amici, migliori sono le performance del gruppo.

Ed è esattamente quello che succede quando  lavoro con musicisti, sportivi o manager con il modello di coaching che utilizzo (il Mythoself) inevitabilmente quello che succede è proprio questo: che le performance, e lo stato, e la posizione, delle persone con cui lavoro si propaga nel gruppo all'interno del quale queste persone si trovano ad operare.

Non solo suona meglio il musicista, ma tutta l'orchestra da camera di cui fa parte.

Non solo gioca meglio il giocatore della squadra, ma tutta la squadra in cui gioca che inizia in qualche modo a organizzarsi intorno a lui.

Non prende decisioni migliori il manager ma, ovviamente, tutte le persone che lavorano e anche che entrano in contatto con lui.

 

Alla prossima

 

Simone Pacchiele Mythoself Associate Facilitator

 Simone Pacchiele

 Associate Mythoself Facilitator

Il tempo di guardarsi intorno

Per l'attività di coaching e di consulenza che svolgo mi capita spesso di entrare in relazione professionale con piccoli imprenditori.

E ciò che noto, volta dopo volta e incontro dopo incontro, è quello che accomuna la storia di ognuno di loro. E come a volte il concetto di 'allineamento personale', di cui spesso parlo qui su Somaticamente se non correttamente interpretato, può portare dei problemi.

Ogni imprenditore e ogni piccola impresa ha una storia: e la storia inizia di solito dall'imprenditore che 'parte da zero' rischiando il proprio capitale e mettendoci le proprie idee per realizzare dei profitti.

E quello che un po' di tempo fa ho iniziato a notare è che in realtà il motivo per cui le persone iniziano una attività è allo stesso tempo uno dei principali motivi per cui le imprese, e gli imprenditori, a volte non hanno successo.

In particolare c'è un assunto di base che ogni imprenditore che parte dalla propria passione spesso porta con sè fin dall'inizio della propria attività. E che a volte caratterizza tutta la storia dell'impresa. E questo assunto di base è che una volta che conosci perfettamente gli aspetti tecnici di una impresa ed il lavoro che con quell'impresa svolgerai, sai anche come trasformare quel lavoro tecnico in una azienda. E la ragione per cui questo assunto porta  spesso dei problemi all'azienda è che... semplicemente, non è vero, ed invece è spessissimo la prima causa per cui un piccolo imprenditore non ha successo.

Quello che ho notato è che per la maggior parte di chi da tecnico si trasforma in imprenditore il lavoro non è una 'attività' ma semplicemente un posto dove continuare ad andare a lavoro. E quello che succede è che l'artigiano, o l'ingegnere elettronico, o il creatore di siti internet diventi un imprenditore.

L'artigiano apre una piccola azienda.
L'ingegnere elettronico apre una società di prototipazione di schede elettroniche custom, e fa consulenze
Il creatore di siti internet crea una società di SEO
E tutti pensano che conoscere a fondo il lavoro tecnico di un settore li renda immediatamente qualificati per gestire un'impresa che svolga quel tipo di lavoro.
E questo, ripeto, NON è vero.

Quello che spesso succede invece è che, per esempio, al creatore di siti internet una volta aperta la propria società  è che fare siti internet diventa una PICCOLA parte del lavoro che fa. Continerà a farla, ovviamente, ma farà anche una altra serie di lavori che non si è mai trovato a fare prima.

La gran parte del lavoro sarà trovare nuovi clienti, gestire quelli esistenti, tenere la contabilità, aggiornarsi sul software che esce ogni sei mesi... Gran parte del suo tempo sarà distratta dal quello che ama davvero fare e che gli ha fatto aprire la società per fare attività che odia.
Uno dei primi scogli che incontra il tecnico che diventa imprenditore e che trasforma la propria passione in una impresa è che invece di continuare a fare bene quello che sa fare meglio inizia a fare tutta una serie di altre cose di contorno che tuttavia serve per far funzionare l'impresa. E in quel momento perde di vista i suoi punti di forza.

Ma il rischio più grande per un imprenditore secondo me non è questo. Forse c'è ancora di peggio. E si ripresenta dopo anni.

O meglio, in realtà il problema è sempre stato lì ma l'imprenditore se ne accorge solo dopo anni. A volte quando vuole iniziare a dedicarsi ad altro, e scopre di non poterlo fare. E questo rischio consiste nel fatto che una volta che ha avuto successo e anche è (quasi) riuscito a staccarsi dal lavoro tecnico la sua impresa si basa ancora sulla sua presenza.  E non si basa sulla sua presenza relativamente alla direzione dell'impresa... alla visione, o anche al marketing , ma perchè gli richiede ancora, a qualche livello, la cura dei dettagli... ancora dei dettagli tecnici.

Ho conosciuto imprenditori che sono tra i primi al mondo nella loro piccolissima nicchia e devono ancora occuparsi di molti dettagli relativi alla produzione dei propri prodotti, mentre vorrebbero fare tutt'altro. E le frasi che gli sento dire più spesso è:

"Questa cosa posso farla solo io, non trovo nessuno che lo fa come me. E io voglio dedicarmi a GUIDARE la mia azienda, non a risolvere i problemi di tutti i giorni"

oppure

"Tra cinque anni vado in pensione e voglio sapere che la mia azienda andrà avanti senza di me"

Quello che vogliono è 'staccarsi' dalla loro creatura, e fare in modo che la 'macchina' che hanno creato, funzioni senza di loro, rendendola indipendente.

A volte quello che serve è recuperare la posizione esatta in cui tutto è cominciato. In cui hai deciso di iniziare a fare qualcosa di nuovo perchè il presente non ti soddisfaceva. Tornare a quando avevi il tempo di guardarsi intorno. In cui quello che facevi raccontava una storia, e in quel momento, sceglievi una direzione. Prima che il volante ti fosse tolto di mano e da guidatore diventassi passeggero.

Ne riparleremo :)

 

Simone Pacchiele Mythoself Associate Facilitator

 Simone Pacchiele

 Associate Mythoself Facilitator

Io e mio padre

Non mi capita più molto spesso di parlare con mio padre di lavoro. Non come l'altro giorno, almeno.
Viviamo nella stessa città, quando non sono in giro ad insegnare... pranziamo ogni tanto insieme e parliamo di molte cose ma è davvero difficile che affontiamo temi legati alla professione. Fondamentalmente perchè mio padre non sa esattamente che lavoro faccio :). Almeno fino all'altro giorno, appunto.

'Ma tu, insomma,  che lavoro fai?'

E glie l'ho spiegato.

Gli ho parlato dei seminari che tengo e del lavoro che faccio con le persone relativamente allo sviluppo professionale.
Gli ho parlato di come mi piace portare le persone ad un punto in cui possono scegliere, partendo dalle loro reali attitudini, l'attività che li rappresenta perfettamente chi sono, e da dove possono vedere chiaramente tutto il percorso che li porterà a trasformarlo nella loro attività principale.

Poi mI ha chiesto: "Ma come funziona in pratica?"

Lo vedevo sinceramente stupito quando gli ho raccontato che le persone mi contattano,  vengono da me, si spostano a volte di centinaia di chilometri per una consulenza personale su come migliorare alcuni aspetti della loro performance e la loro soddisfazione nel contesto professionale.

E quello che mi ha detto alla fine, mentre sorrideva, è stato.

'Vorrei averti conosciuto quando avevo finito l'università e ho preso il primo lavoro che mi è capitato.'

Tra parentesi... mio padre ha fatto un lavoro che gli è piaciuto tantissimo e l'ha fatto bene per tanti anni prima di andare in pensione.

Però mi ha detto che solo il fatto di avere maggior consapevolezza e capacità di scegliere gli avrebbe permesso di farlo in una maniera completamente diversa. Di esaltare da subito alcune abilità che gli avrebbero permesso di raggiungere risultati diversi, di lavorare meglio, di stare meglio nell'ambiente lavorativo. Forse di fare più carriera, se mai lo avesse voluto.

E mi ha fatto piacere, lo ammetto :)

Uno dei modi in cui si può equivocare più facilmente quello che faccio è pensare che consista nel fare sì che le persone lascino il loro lavoro per mettersi a fare altro.

Non è questo quello che faccio.

Quello che faccio invece è consentire alle persone di essere in un modo tale per cui il loro lavoro gli calzi addosso come un guanto. Perfettamente. Un vestito tagliato esattamente su di loro, in cui si sentono perfettamente a loro agio, e che non si toglierebbero mai. E che proprio è unico per loro, li faccia stare BENE e gli faccia guadagnare BENE.

Questo è quello che faccio :)

E la prima occasione in cui puoi accedere a questo è questa:

http://www.somaticamente.com/corsi/lavoroperfetto.html

 

E... aspetto i tuoi commenti qui sotto.

Alla prossima

Simone Pacchiele Mythoself Associate Facilitator

 Simone Pacchiele

 Associate Mythoself Facilitator

 

 

Quanto sei al meglio (e quanto lo sono i tuoi obiettivi)?

Nel momento in cui scrivo siamo nel primo mese del nuovo anno.

E avrai già sentito decine di persone  parlare dei propri obiettivi.

Nel lavoro che faccio a volte e' evidente che la ragione principale per cui le
persone non raggiungono gli obiettivi che si sono prefissi e' molto
semplice. I loro 'obiettivi' non rappresentano semplicemente quello che sono.
 
Infatti di solito quando una persona vuole lavorare sugli obiettivi utilizzando
gli strumenti della PNL classica si sta molto attenti a definirli in maniera...

Specifica: l'obiettivo e' chiaro?

 
Misurabile: riuscirai a renderti conto se stai facendo progressi e quando raggiungi l'obiettivo?
Raggiungibile: è nel campo delle possibilità umane?
 
Realistico: vuoi e puoi realizzarlo?
 
Temporalmente definita: entro quanto vuoi raggiungerlo?

E l'attenzione a questi particolari e' NECESSARIA a volte, ed allo stesso tempo

lavorare in questo modo... partendo da questo modo di definire gli 'obiettivi'
per me non ha molto significato.

Dal mio punto di vista, preferisco lavorare piuttosto che su obiettivi, su una

direzione che sia allo stesso tempo 'risonante' ed eccitante.

Ed una direzione e' risonante ed eccitante quando esprime totalmente chi sei.

Quando solo a pensarci scompaiono parole come 'dovrei' 'forse', 'vedremo' , se poi'.
E quello che succede invece è che non puoi non iniziare subito a fare quella cosa li'.

Quale e' la direzione che ti fa essere in questo modo?

 
E... aspetto i tuoi commenti qui sotto.

Alla prossima

Simone Pacchiele Mythoself Associate Facilitator

 Simone Pacchiele

 Associate Mythoself Facilitator

La storia di Simone

L'altro giorno ho conosciuto una persona, un fotografo, che mi ha raccontato una storia che ho trovato DAVVERO interessante.

Talmente interessante che gli ho chiesto di scrivermela  ed... eccola qui. Io la trovo davvero entusiasmante.

E questo è ESATTAMENTE il tipo di risultato che ottengono e che mi aspetto come un risultato naturale dalle persone che partecipano al

seminario 'Il Lavoro Perfetto'

Buona lettura.

 

"Come sai, sono un appassionato di fotografia, e circa 2-3 anni fa ho cominciato ad interessarmi al settore dei matrimoni (ebbene sì, anche se spesso i fotografi la bistrattano, io sono uno dei pochi che letteralmente AMANO questo tipo di fotografia..;)

Ho capito presto che per un ragazzo sulla trentina, con zero esperienza sul campo salvo il fatto di aver scattato un po’ di foto agli amici non sarebbe stato per niente facile accedere al mondo della fotografia di matrimonio in modo professionale.

I clienti non mi assumevano perché non avevo esperienza, i professionisti non mi prendevano come assistente perché non ne avevano bisogno, o forse perché in fondo in fondo temevano la mia possibile concorrenza.

Insomma, avevo bisogno di un’idea.

L’idea arrivò quando un giorno un caro amico mi disse: “fra poco dovrò sposarmi, ma non mi va di ingaggiare un fotografo professionista, ti va di venire a fare qualche scatto per me, gratis?”

Lì per lì ho accettato perché per un amico lo avrei fatto volentieri, poi ripensandoci ho avuto una piccola folgorazione.

Chissà quante persone, mi sono detto, per un motivo o per l’altro non vogliono assumere un fotografo professionista per il loro matrimonio. Perché non vogliono spendere i soldi per pagarlo, perché non gli interessa per niente avere un servizio fotografico, perché si accontentano delle foto degli amici.. o per mille altri motivi.

Perché allora non tentare di raccogliere un po’ di queste persone e sfruttarle come “allenamento” per acquisire quell’esperienza che a me serviva per potermi proporre un domani come professionista?

Una notte sono rimasto sveglio fino a tardi e ho scritto una paginetta con la presentazione di questo progetto, una sorta di “pagina di vendita”, e l’ho proposta al mio buon amico e - da quel momento in poi - socio, che condivideva con me la stessa passione, il quale ha accettato di lanciarsi in questa avventura insieme.

In questa pagina di presentazione dicevamo che eravamo due fotografi bravi ma non ancora professionisti, senza la minima esperienza in matrimoni, ma con tanta passione.

La nostra proposta era, in sintesi, “tu ci lasci utilizzare il tuo matrimonio come campo pratica per fare esperienza, e in cambio noi ti diamo il servizio gratis!”. Accetti il rischio che le foto facciano schifo (rischio peraltro limitato perché non eravamo certo alle prime armi) ma è tutto gratis!

Abbiamo limitato l’offerta a 6 matrimoni, il numero che ci sembrava sufficiente per poter dire di “avere esperienza” in quel settore, e cominciare poi a chiedere un compenso, quindi abbiamo messo on line la pagina.

Il giorno successivo ognuno di noi ha inviato il link di questa pagina via mail a tutti i suoi amici, chiedendo loro di inoltrarlo a loro volta a tutti i loro amici, e così via. Abbiamo detto che stavamo cercando di realizzare il nostro sogno, e per aiutarci bastava inoltrare una mail, niente di più.

Era nato il progetto “wed75” (nome che ci siamo inventati lì per lì pensando al nostro anno di nascita..;)

Risultato: oltre 500 contatti in due giorni, e due mesi dopo avevamo preso i famosi 6 matrimoni! Tutti di persone che per un motivo o per l’altro si erano innamorati della nostra idea e avevano deciso di darci la loro fiducia.

Le prime esperienze sono state eccitanti, faticose e indimenticabili, ci siamo fatti tanti nuovi amici e i risultati sono stati buoni, tanto che con il semplice passaparola quell’anno abbiamo ottenuto altrettanti ingaggi “pagati”, fino a un totale di una dozzina di servizi.

Col tempo la qualità dei nostri lavori è andata sempre migliorando grazie a quei “magnifici 6” matrimoni gratuiti, e oggi ci possiamo proporre come fotografi di matrimonio senza la paura che avremmo avuto un paio d’anni fa.

La cosa curiosa è che quando uscì la nostra paginetta di presentazione la gente ci criticava, perché non capiva il motivo per cui il nostro servizio fosse gratuito.

Mi dicevano “Sei bravo, fatti pagare, anche poco, anche 100 euro, ma fatti pagare”.

In realtà io avevo ben chiaro in testa la strategia di fondo. Il fatto di uscire gratis serviva prima di tutto per acquisire più contatti (la parola “gratis” ha sempre il suo magico effetto..). Poi serviva a sollevarmi da quella responsabilità che avrei avvertito sulle spalle sapendo di essere stato assunto, responsabilità da cui, in quel momento, volevo essere libero.Quello che mi serviva in quel momento infatti non erano soldi, ma ESPERIENZA. Era il fatto di poter al più presto dire “non sono alle prime armi, ho fatto 6 matrimoni”.

L’esperienza è una cosa che resta per sempre, l’avremmo avuta con noi per tutta la vita. Molto più preziosa di 100 euro in più sul conto corrente.

Chiedere soldi in quel momento quindi non era prioritario, anzi avrebbe potuto rappresentare, paradossalmente, un ostacolo al nostro vero obiettivo.

Infine c’era anche una ragione, per così dire, etica. Non ritenevo onesto farmi pagare per qualcosa che ancora non sapevo se sarei stato in grado di fare. Punto.

Ebbene, nel 2009 abbiamo fatto una quindicina di matrimoni, e quest’anno ne abbiamo già 3 in calendario, di cui uno a Reggio Calabria. Pensa che proprio mentre scrivevo queste righe mi è arrivata la conferma di un altro ingaggio, stavolta a Bergamo!

Abbiamo anche un sito ufficiale che è www.wed75.com e io un mio blog personale www.simonescurzoni.com

Insomma, credo che per ora il risultato sia stato raggiunto, ora non resta che migliorarlo..

Caro Simone ecco la mia piccola storia, di per sé niente di eclatante, ma per me molto significativa, e che continua ad emozionarmi ogni volta che la racconto..;)"

 

E... aspetto i tuoi commenti qui sotto.

Alla prossima

Simone Pacchiele Mythoself Associate Facilitator

 Simone Pacchiele

 Associate Mythoself Facilitator

 

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